"Monitor biomedico 2002": sì alla devolution se non intacca universalità ed equità del Ssn

Federalsimo e nuove responsabilità sanitarie sono i temi centrali del "Monitor Biomedico 2002", l'indagine
realizzata dal Censis e dal Forum della ricerca biomedica, presentata oggi a Palazzo Marini a Roma.

Infatti, il contenuto dell'accordo Stato-Regioni dell'agosto scorso e la riforma costituzionale approvata dal referendum consultivo popolare, accanto all'iniziativa legislativa e regolatoria delle singole Regioni, hanno portato ad uno stadio particolarmente avanzato la percezione dell'importanza dell'attribuzione delle competenze e delle responsabilità in ambito sanitario alle Regioni, tanto da far parlare di un anno zero della sanità decentrata.

Dai risultati dell'indagine è emersa una notevole diversità di valutazioni riguardo al significato delle differenziazioni territoriali, poiché la maggioranza degli intervistati, il 56,3%, considera la modulazione dell'offerta sanitaria sulle caratteristiche della domanda locale un valore aggiunto positivo, mentre una cospicua minoranza, il restante 43,7% del campione, ritiene che lo spostamento in ambito locale del potere sul sistema di offerta non potrà che avere conseguenze negative sull'equità determinando, in particolare, un più alto impegno finanziario per i cittadini in alcune regioni.

Il tema dell'equità e dei diritti rappresenta, quindi, un elemento altamente strategico nell'impianto della nuova sanità, come evidenziato da tutte le opinioni che riguardano forme più o meno occulte di razionamento delle prestazioni.

L'impegno per la qualità è un altro tema strategico sul quale convergono in modo netto le opinioni relativamente sia al funzionamento dei servizi che ai principali problemi riscontrati nel rapporto concreto con le strutture sanitarie.

A questo proposito, sebbene la maggioranza degli intervistati dichiari di non aver riscontrato sostanziali cambiamenti negli ultimi due anni in termini di qualità dei servizi e delle prestazioni, tuttavia è da segnalare come per alcuni degli aspetti relativi all'offerta sanitaria quali, in specifico, la disponibilità e la cortesia del personale, la disponibilità di apparecchiature e di esami diagnostici complessi, la qualità tecnico professionale degli operatori e la facilità di accesso ai servizi grazie a più informazioni si registri, da parte di quote non trascurabili del campione una percezione positiva di miglioramento.

E' solo per le liste d'attesa che, invece, prevale decisamente la percezione di un peggioramento della situazione, denunciato da quasi un terzo degli intervistati (il 32,4%); e, del resto, gli utenti collocano al vertice della graduatoria dei principali problemi della sanità pubblica proprio la lunghezza delle liste di attesa (indicata dal 62,8% dei rispondenti), seguita dalla bassa qualità dei servizi (con il 30,4% delle segnalazioni) e dalle carenze nell'assistenza a malati cronici, anziani non autosufficienti e handicappati (per il 19,3% del campione).

In termini di ?cose da fare? le opinioni degli intervistati convergono su un pacchetto di quattro proposte: il potenziamento dell'assistenza domiciliare sia per i malati cronici che, più in generale, in alternativa al ricovero ospedaliero laddove possibile, il collegamento tra ospedali generali e centri di alta specialità ed il potenziamento della medicina dell'urgenza e dell'emergenza.

L'agenda delle proposte è, però, fortemente differenziata a livello territoriale; infatti, al Nord-Ovest è forte la richiesta di attivare e/o potenziare il collegamento tra ospedali generali e centri di alta specialità (34,6%); al Nord-Est quella di potenziare l'assistenza domiciliare ai malati cronici, oltre al collegamento tra ospedali generali e centri di alta specialità (sono indicate, rispettivamente, dal 39% e dal 33,2% dei residenti in quest'area); al centro Italia la domanda di potenziamento della medicina dell'urgenza e dell'emergenza (33,3% delle indicazioni); al Sud e nelle isole la richiesta di potenziare l'assistenza domiciliare in alternativa al ricovero ospedaliero (34,5%) e l'assistenza domiciliare ai malati cronici (28%), ma anche la costruzione di nuovi ospedali (secondo il 28% dei meridionali).

Un'ulteriore proposta di intervento su cui convergono le opinioni degli intervistati concerne l'introduzione di nuove fonti di finanziamento e, in particolare, l'istituzione di un fondo per le persone non autosufficienti, strumento diffuso in numerosi Paesi europei e che consente di affrontare l'esplosiva questione dei costi sociosanitari connessi con l'invecchiamento della popolazione e la diffusione di malattie cronico-degenerative. Sono favorevoli a questo strumento complessivamente il 65,8% dei laureati, il 69,5% dei più giovani e i residenti al Nord del Paese più dei meridionali.

Se un federalismo solidale, capace di bilanciare qualità, efficacia e uso oculato delle risorse raccoglie la maggioranza dei consensi degli italiani, è da notare come un ruolo assolutamente strategico nella nuova architettura delle responsabilità e delle competenze venga attribuito al Ministero della Salute. Ciò si evidenzia con particolare rilevanza sia in materia di regolamentazione sui farmaci, che in merito al controllo sulla qualità e l'efficacia delle prestazioni e dei servizi.

Infatti, per il comparto farmaceutico il 36,4% degli italiani, che supera il 40% fra i soggetti più anziani e più istruiti, ritiene che il controllo della spesa richieda il ricorso a strumenti ?dall'alto? come la penalizzazione dei medici che prescrivono troppi farmaci; al ?centro? (al Ministero della Salute), inoltre, deve spettare il compito di prendere le decisioni più importanti per il comparto (secondo il 71,8% del campione) e quello di esercitare la vigilanza su eventuali effetti collaterali dei farmaci (per il 65,6% degli intervistati). In relazione al controllo sulla qualità dell'offerta sanitaria, infine, è sempre al Ministero della Salute che, secondo l'opinione espressa dal 54,3% degli italiani, è attribuito il compito di realizzare annualmente le graduatorie delle performance di strutture e operatori del settore offrendo così agli utenti una base informativa solida e credibile per potere esercitare in modo adeguato la libertà di scelta.

A livello di comportamenti sanitari individuali si consolidano sia le strategie di ricorso al privato che quelle di autotutela. Ben il 37% degli italiani ha fatto ricorso a strutture private; in particolare le prestazioni per le quali con maggiore frequenza si è ricorso al privato sono le prestazioni specialistiche, quelle dentistiche e quelle diagnostiche.

Se è vero che, alla base della scelta di rivolgersi a strutture o a prestazioni private si ritrovano, in prevalenza, motivazioni che hanno a che vedere con quelle che possiamo definire ?inadempienze? del servizio pubblico come le lunghe liste d'attesa o il fatto che la prestazione non era disponibile presso la struttura pubblica, è tuttavia importante rilevare come per un non trascurabile 22,2% dei rispondenti è la fiducia esclusiva accordata a un determinato medico o struttura privata ad orientare la scelta.

Da notare, poi, come vada crescendo il ricorso ad uno strumento di autotutela come la polizza sanitaria, stipulata dal 14,8% del campione e da oltre il 20% dei laureati e dei residenti al Nord-Ovest, in particolare per fronteggiare rischi straordinari e per poter accedere a servizi e prestazioni presso strutture private.
Ma l'apertura nei confronti del privato in sanità è ulteriormente sottolineata dalle opinioni espresse sul ruolo possibile del privato profit e non profit in relazione all'offerta di servizi e prestazioni.

In sostanza, tra gli italiani prevale l'idea che sia benefica per la sanità italiana l'articolazione dei soggetti di offerta e, in particolare, il potenziamento del ruolo dei soggetti non pubblici.
Così, ad esempio, la netta maggioranza degli intervistati si è dichiarata favorevole ad una crescita del ruolo del privato in materia di finanziamento, con donazioni e sponsorship (il 69,6%), nello svolgimento, attraverso enti non profit, di servizi di assistenza socio-sanitaria (il 69,2%) e nella gestione di servizi sociosanitari in convenzione con le Asl (il 66,8%). Sono, in particolare, i soggetti con i più elevati livelli di istruzione e i residenti al sud del Paese che vedono con favore un più ampio ruolo del settore privato nella sanità.

Nuove aspettative ed atteggiamenti rispetto a strategie di revisione del sistema sanitario si inscrivono in un quadro di evoluzione culturale della domanda contrassegnato da elementi ormai consolidati.
Infatti, all'interno della crescente rilevanza attribuita al corpo e alla qualità della vita, i comportamenti preventivi, intesi come insieme di pratiche volte a mantenere e a migliorare le condizioni di salute della persona attraverso modalità diverse, medicalizzate e non, rappresentano forse una delle espressioni più tradizionali, ma anche più esplicite, di un sempre maggiore investimento individuale sulla salute.

L'analisi dei dati conferma la consistenza e il progressivo incremento della diffusione di tali pratiche fra gli italiani, con oltre l'86% degli intervistati che dichiara di attuare almeno una delle pratiche di prevenzione, dai comportamenti più medicalizzati, con la consuetudine a sottoporsi ad esami di laboratorio e a controlli medici preventivi, all'abitudine ad esercitare un controllo sull'alimentazione seguendo diete specifiche, all'esercizio di pratiche sportive e ginniche.

Alla base di questi comportamenti e della ricerca di forme sempre più sofisticate di cura di sé c'è sicuramente un cittadino sempre più informato e sempre più autonomo nelle sue scelte. Quest'autonomia non misconosce, tuttavia, la funzione centrale del medico di medicina generale che si conferma come la principale fonte di informazioni in materia sanitaria per il 67,1% degli intervistati con un ruolo, in quest'ambito, che è sempre più diffusamente riconosciuto. Il medico di medicina generale è, inoltre, indicatato come la fonte di informazioni più attendibile dalla grande maggioranza degli intervistati (oltre il 79%) e, in particolare, dalle donne e dai più anziani.
Tra le altre fonti di informazione è da notare come sia in crescita l'attenzione verso i programmi radiofonici e televisivi mentre diminuisce, sia pure di poco, il richiamo a fonti di stampa come quotidiani, pubblicazioni e riviste specializzate.

Nell'ambito della crescente attenzione ai temi della salute, risulta importante sottolineare la crescente consapevolezza di quelli che sono i fattori che più minacciano al giorno d'oggi la salute. L'inquinamento su tutti, ma anche il fumo e lo stress sono considerati tra le minacce più temibili.

Il Monitor ha anche consentito di verificare l'evoluzione delle opinioni degli italiani relativamente ai temi della ricerca scientifica che più catalizzano l'attenzione mediatica e dei cittadini, generando dibattiti molto spesso connotati da grande asprezza.

Rispetto ai dati del Monitor 2001, diminuisce drasticamente, dal 46,3% al 32,7%, la percentuale di italiani favorevoli all'utilizzo di embrioni umani nella sperimentazione scientifica (tab. 59), mentre va consolidandosi una significativa maggioranza che guarda positivamente al ruolo delle biotecnologie (il 68,2%), soprattutto per le applicazioni nel campo della salute.

Riguardo ai problemi di finanziamento della ricerca, trova conferma l'idea che occorra dare più spazio ai privati sia potenziando gli strumenti di incentivazione fiscale delle donazioni, come indicato dal 34,7% degli intervistati, sia favorendo forme più dirette di partecipazione dei soggetti privati che dispongono dei capitali necessari a finanziare adeguatamente i progetti di ricerca: è di questa opinione ben il 49,5% del campione.