«Medici, visite più rapide con la riforma»

Il ministro Sirchia: la libera professione ridurrà le liste d’attesa, ridiamo dignità a chi lavora in ospedale

Di Margherita De Bac

ROMA - «Abbiamo restituito ai medici la libertà e la dignità professionale che avevano perso. Ma soprattutto abbiamo pensato ai cittadini che non possono pagare visite ed esami urgenti e devono rassegnarsi a lunghe attese». Tarda serata. Il ministro Girolamo Sirchia ha appena ultimato il giro di ricognizione fra sindacati e Regioni per misurare il gradimento della controriforma sul «rapporto di lavoro dei medici del servizio sanitario». Una delle finalità del progetto, entro 15 giorni in Consiglio dei ministri, sono le liste di attesa. L’attività libero professionale dei camici bianchi verrà messa a disposizione in via prioritaria dell’azienda che la utilizzerà, a sue spese, per tagliare i tempi e offrire prestazioni più rapide. 
«Siamo partiti da una realtà - spiega soddisfatto il ministro -. C’è un doppio canale nell’erogazione dei servizi, determinato dall’attuale sistema della libera professione interna all’ospedale (intramoenia). Chi non può pagare aspetta, anche mesi. Chi può permettersi di tirare fuori i soldi salta la coda e prenota la visita anche per il giorno dopo, attraverso la caposala e senza passare per gli sportelli. Ho raccolto proteste indignate. Era ora di cambiare». 
Come? 
«L’intramoeni a è una scelta volontaria del medico e sarà utilizzata in prima battuta dall’azienda, che si prende carico dei costi, per accorciare le liste di attesa nelle specialità più urgenti. Se sarà necessario, laboratori e apparecchiature resteranno aperti anche il sabato, il giorno preferito dalla gente per recarsi in ospedale». 
Dov’è la novità? 
«La libera professione è consentita senza vincoli, sia all’interno dell’ospedale o in strutture convenzionate, con tariffe calmierate. Libertà di esercitare la professione privata in senso stretto, fuori dall’ospedale, ma solo in studi o cliniche non convenzionate». 
Che medici saranno ? 
«Abbiamo liberalizzato la professione medica, mortificata da vincoli burocratici e penalizzanti . Gli stipendi restano invariati rispetto a quelli attuali. L’esclusività viene cancellata, inaccettabile così come l’’irreversibilità che non ammetteva ripensamenti». 
E come spiega che oltre il 90% dei dipendenti ospedalieri avevano però optato per l’intramoenia ? 
«S ono stati costretti a farlo per non vedersi preclusi aumenti di stipendio e primariato. Un sistema illiberale». 
Si torna alla situazione precedente la Riforma Bindi . L’ex ministro del governo di centrosinistra e Livia Turco, responsabile del Welfare nei Ds, parlano di scandaloso ritorno al passato. 
«Sì, in realtà gran parte dell’antico sistema è stato ripristinato, fermo restando che la priorità è il taglio delle liste di attesa. Ma non è uno scandalo. Non crediamo allo statalismo». 
Una controriforma? 
«Non ho ambizioni di riformatore. Voglio malati serviti meglio e medici motivati. Chi è in questo stato d’animo lavora meglio. Nella categoria il malcontento era tangibile». 
Avete ceduto a tutte le richieste dei medici : pagati di più per fare quello che vogliono . Vero ? 
« No, gli abbiamo solo restituito i diritti perduti ». 
E la copertura finanziaria? Le Regioni si sono dette preoccupate perché dovranno continuare a pagare le indennità legat e al rapporto in esclusiva. 
«É prevista la figura dei medici a tempo parziale. Il denaro risparmiato servirà a pagare la libera professione per l’azienda. Poi ci sono i soldi non spesi per attrezzare i reparti destinati alla libera professione intramuraria». 
Tra i sindacati degli ospedalieri, esulta la Cimo: «Si avvia il processo richiesto e promesso, il medico riconquista il suo ruolo, che si era svilito», dice Stefano Biasioli. Storce la bocca Roberto Polillo, Cgil: «Si torna indietro di 30 anni. Una presa in giro per i pazienti che torneranno ad essere dirottati nelle cliniche private». Si riserva il giudizio Serafino Zucchelli, Anaao-Assomed.