Farmaci: al via l'operazione del taglio del 5% sui prezzi

L'aveva promesso: se non si raggiungerà l'accordo tra Regioni e industrie, interverrà il Governo. E ora, saltata definitivamente la possibilità di un'intesa, il ministro della Salute ha deciso: i prezzi al pubblico dei farmaci a carico del Ssn saranno tagliati del 5% per risparmiare 516,4 milioni di euro (mille miliardi delle vecchie lire).

Di più: sarà con ogni probabilità tagliato della metà il numero dei congressi organizzati dalle case farmaceutiche, come già annunciato dallo schema del Piano sanitario nazionale 2002-2004, anche con l'obiettivo di frenare la "compliance" tra medici e industrie.

Il Governo ha deciso di cominciare dalla spesa sanitaria per contenere i conti pubblici. Lo impone ? anche, se non soprattutto, alle Regioni ? il patto di stabilità dell'8 agosto 2001 che proprio sulla spesa per la salute ha puntato grosso, con un capitolo decisivo dedicato proprio alla farmaceutica.

E ora Girolamo Sirchia ha preso la palla al balzo, a cominciare dal fallimento della trattativa durata mesi tra i "governatori" e le industrie del farmaco. Il decreto legge, ha annunciato lo stesso ministro agli assessori regionali, è pronto. E dovrebbe sbarcare al Consiglio dei ministri di giovedì della prossima settimana.

Le Regioni, del resto, proprio ieri hanno predisposto un documento con una messe di richieste sulla farmaceutica. La spesa nei primi due mesi dell'anno ha avuto un nuovo balzo del 14%, hanno messo in guardia.

E se il tetto per il 2002 è fissato entro il 13% della spesa sanitaria totale, i conti, manovre locali a parte, rischiano seriamente di non tornare.

Da una parte, a causa del recente inserimento nel Prontuario da parte della Cuf «di farmaci concedibili con oneri a carico del Ssn senza alcuna limitazione alla prescrizione di alcune molecole costose e di largo impiego».

Dall'altra, per effetto del nuovo allentamento in cantiere delle note limitative alla prescrizione: una revisione che «da una prima sommaria stima dovrebbe portare a un ulteriore incremento della spesa valutabile intorno all'8-10%».

Un allarme in piena regola, insomma, quello delle Regioni. Che non a caso chiedono al Governo di poter avere voce in capitolo al momento delle decisioni della Cuf. Ma che, insieme, sollecitano Sirchia a dare corpo e sostanza (mettendo in atto gli adempimenti necessari) a due misure previste dal patto di stabilità: sul prezzo di riferimento e sulla possibilità locale di taglio dei prezzi al crescere dei fatturati dei singoli medicinali.

D'altra parte la spesa sanitaria complessiva, e non solo quella farmaceutica, resta anche nel 2002 una sorvegliata speciale. A dispetto dell'apparente maxi fondo da circa 76 miliardi di euro. E nonostante le manovre di contenimento che a fatica e tra forti contestazioni locali, le Regioni stanno mettendo in atto.

Non è un caso la freddezza regionale davanti alle recenti proposte di riforma del rapporto di lavoro dei medici. Senza dire dell'incognita che pesa come un macigno del rinnovo di contratti e convenzioni, ancora ufficialmente in alto mare.

Intanto Governo e Regioni sono alle prese con la valutazione finale dell'effettivo andamento dei conti sanitari per il 2001 e della tenuta delle manovre locali: l'extradeficit viene stimato in circa 2,7 miliardi di euro. E se le Regioni non dimostreranno di poter rientrare dei propri singoli disavanzi, perderanno la possibilità di accedere ai maggiori finanziamenti promessi dal patto di stabilità.
(5 aprile 2002)