FARMACI: 3 ITALIANI SU 5 USANO AUTOCURA MA CON AIUTO DI MEDICO

 

Roma, 18 apr. La meta' degli italiani usa spesso il farmaco fai-da-te. Ma non per spirito di ribellione o autonomia: il 64%, infatti, non rinuncia al consiglio del medico anche quando per acquistare il medicinale non c'e' bisogno della ricetta. La richiesta di collaborazione con camici bianchi e farmacisti viaggia di pari passo con la fiducia nei prodotti per l'autocura, di cui si dice soddisfatto oltre l'88% dei consumatori che, in 7 casi su 10, ritengono 'compatibile' i costi medi di questi medicinali con le proprie tasche. Sono alcuni dati dello studio di Eurisko, realizzato per l'Associazione nazionale dell'industria farmaceutica dell'automedicazione (Anifa) che ha presentato oggi a Roma il suo 'Rapporto 2001'

Gli esperti dell'Eurisko, basandosi sull'atteggiamento nei confronti dell'autocura, hanno individuato tre tipologie di italiani. 1) Il consumatore 'progettuale' che concepisce la salute nella sua accezione piu' completa di equilibrio psicofisico. Si tratta di persone giovani, di buona cultura e posizione sociale. Di fronte ad un problema di salute sono disposti a valutare insieme al medico le diverse opzioni terapeutiche. 2) Il consumatore 'diasttento' che comprende soprattutto uomini di media eta', in buona forma fisica: per loro la salute si identifica con l'efficienza lavorativa. 3) Il consumatore 'rassegnato' e' rappresentato soprattutto da persone anziane, con scarsa cultura, che considerano la salute come assenza di malattia. Ricorrono al medico di famiglia per ogni problema, delegando qualsiasi decisione. L'abitudine a curare in autonomia i piccoli disturbi e' piu' diffusa nella fascia medio alta della popolazione. ''E' un'attitudine - ha detto Claudio Bosio, presidente dell'Eurisko - che rivela una visione matura del concetto di salute e una forte consapevolezza del proprio ruolo nel gestire i problemi, sia in termini di prevenzione che di cura''. La volonta' di decidere liberamente e responsabilmente, sulla base di una fonte autorevole, rimane comunque prevalente: soltanto il 20% preferisce affrontare da solo il disturbo.   L'atteggiamento favorevole degli italiani rispetto al farmaco di automedicazione, pero', non sembra sufficiente a far crescere il mercato, che nel 2001 e' addirittura in calo. Per i produttori dei 'senza ricetta' si tratta di una risorsa scarsamente utilizzata che potrebbe portare a notevoli economie. Secondo uno studio dell'Anifa, il risparmio per famiglia, se i prodotti fossero utilizzati come nelle Regioni dove c'e' un consumo maggiore, potrebbe attestarsi dalle 65.000 lire alle 130.000 lire, per una cifra complessiva di 1.400 miliardi di lire. Spostare sul privato la cura delle piccole patologie, inoltre, ridurrebbe i costi pubblici. I vantaggi si rifletterebbero anche sui medici di famiglia che potrebbero fare il 10% di visite in meno, dedicandosi di piu' ai pazienti che ne hanno maggiore bisogno.

 Per l'Anifa promuovere l'autocura e' dunque un vantaggio per tutti. Le misure adottate negli ultimi anni in Italia, secondo il presidente Angelo Zanibelli, sono state positive ''ma questi medicinali meritano maggiore attenzione''. Gli industriali chiedono regole per la pubblicita' con meno limitazioni, norme meno rigide sui marchi per abbattere i costi di marketing e una velocizzazione dello 'switch', ovvero il passaggio 'fisiologico' di un farmaco dallo status di etico a Sop (senza obbligo di prescrizione). Zanibelli, infine, si dice preoccupato per l'entrata in vigore del decreto che taglia del 5% il prezzo dei farmaci prescrivibili. ''Sono misure che intervengono - spiega - solo sul comparto industriale, che rischia di pagarne pesantemente gli effetti. Ma ci preoccupa anche la richiesta di dare maggiore rilevanza, sulla confezione, al principio attivo rispetto al marchio: e' una misura comprensibile per i farmaci etici ma non per l'automedicazione, che si affida soprattutto al marchio per richiamare la fiducia del consumatore''.