Farmaci: il fai-da-te del federalismo

Chi fa pagare il ticket in quota fissa per ricetta, ma a costi che possono variare da un capo all'altro dell'Italia da 1 fino a 4 euro.

Chi ha imbracciato l'arma del delisting delle specialità classificate come «non essenziali» dalla Cuf, negando quel principio attivo o al contrario concedendolo.

Chi ha riclassificato in parte o totalmente a pagamento l'identico medicinale. Chi ha aperto di più o di meno le porte alle esenzioni.

Chi ha fatto repentinamente retromarcia, come in questi giorni l'Abruzzo, passando da ipotesi più esose a modalità di pagamento più soft per i suoi cittadini.

Chi, pressato da polemiche politiche che incalzano, aspetta di vedere "l'effetto che fa" la manovra appena varata e come reggerà all'onda d'urto dei conti sanitari complessivi.

Chi ha lasciato tutto fermo: e non fa pagare una lira di più ai suoi cittadini (ed elettori).

Regione che vai, farmaco che trovi. E, quando lo si acquista in nome e per conto del Ssn, farmaco che si può avere gratis o a pagamento, ma a prezzi diversi. È la ricetta (amara?) del federalismo. Perché, "fatta" la legge taglia-spesa (n. 405 del novembre 2001) in omaggio al patto di stabilità dell'8 agosto 2001, l'Italia del farmaco si presenta col vestito d'Arlecchino: con tante pezze diverse quante sono le Regioni, le nuove regine di denari dell'assistenza sanitaria.

Ed è in effetti un puzzle, un vero e proprio fai-da-te del farmaco quello fotografato dalla ricognizione fatta da Federfarma, l'associazione dei 16mila titolari di farmacia, delle decisioni fin qui adottate in sede locale per cercare di frenare i consumi farmaceutici.

Un quadro ancora più frastagliato - ticket e delisting a parte - se si considerano altri due aspetti del pianeta-farmaco nell'era del federalismo sanitario: i generici e la distribuzione diretta extra farmacie da parte del Ssn.

Per i medicinali non di marca, infatti, continuano a registrarsi, a macchia di leopardo, carenze di prodotti a basso costo: ancora una volta con atteggiamenti regionali di ristoro nei confronti dei cittadini, non esattamente uniformi tra una Regione e l'altra.

Mentre, per quanto riguarda la distribuzione dei medicinali che scavalca il consueto canale delle farmacie (e dei distributori), non mancano Regioni più avanti nei tempi e altre che stanno tirando il freno, consapevoli delle implicite difficoltà organizzative: con ciò, creando situazioni di mercato mutevoli per i contraccolpi sull'intera filiera del sistema farmaceutico (produttori e distributori, sia finali che intermedi), ma anche per i cittadini che dovessero subire i riflessi di ritardi o le code agli sportelli.

Una situazione, quella della distribuzione diretta da parte del Ssn, che peraltro va considerata in evoluzione, a seconda degli accordi in itinere nelle singole realtà regionali. Il «monitor» di Federfarma non manca di esprimere i desiderata della categoria.

Da una parte, per quanto riguarda i ticket, esprimendo un netto gradimento per l'applicazione della quota fissa per confezione: costa meno, soprattutto quando si acquistano farmaci più cari; consente ai cittadini di sapere con certezza quanto pagheranno prima ancora di presentarsi al bancone del farmacista; ha maggiore potere dissuasivo nei confronti dei consumi non essenziali.

E tra le misure opportune, Federfarma ne segnala una adottata per un mese nel Lazio, ma subito ritirata nonostante avesse consentito riduzioni del 16% della spesa: la limitazione a una sola confezione per ricetta dei farmaci prescrivibili dal medico di famiglia.

«Da segnalare che la norma dall'evidente effetto deterrente - afferma l'associazione con una punta di polemica - non escludeva che il medico potesse compilare ricette distinte per più confezioni farmaceutiche». La partita sulla farmaceutica, d'altra parte, è ancora una volta apertissima sul tavolo del Parlamento.

In gioco, col decreto legge 63/2002, ci sono quattro misure che fanno tremare le gambe al settore: taglio del 5% dei prezzi, dimezzamento dell'attività congressuale, riduzione della copertura brevettuale, marcatura delle confezioni. Il decreto, che arriverà in aula alla Camera da venerdì 10 maggio e al quale entro lunedì prossimo dovranno essere presentati gli emendamenti, è sotto il fuoco incrociato degli industriali.

Ma non solo. C'è il rischio di mettere definitivamente fuori gioco le piccole e medie imprese italiane, ha denunciato tra l'altro Farmindustria. Che non a caso ha presentato alla Camera gli ultimissimi e confortanti dati dell'export di settore nel 2001: 6,4 mld di euro (12.528 mld delle vecchie lire). Risultato: una bilancia commerciale positiva per 986 mln di euro.