Stato giuridico dei medici: Regioni-sindacati a confronto

Libera professione per tutti i medici del Servizio sanitario nazionale e due soli rapporti di lavoro, a tempo pieno e tempo parziale, reversibili. La libera professione, individuale o d'équipe, dovrà garantire anzitutto l'azzeramento delle liste d'attesa, secondo programmi stabiliti dal l'azienda sanitaria e con un regolare compenso corrisposto ai medici per l'impegno extra orario, assimilato al reddito da lavoro dipendente.

Solo dopo che le "code" non ci saranno più il medico potrà svolgere la libera professione "volontaria", richiesta cioè dal paziente. E le porte sono aperte perché la regola sia applicata anche agli altri dirigenti sanitari, purché laureati con un titolo di durata almeno quadriennale.

È questa la chiave dello schema di disegno di legge di riforma dello stato giuridico dei medici predisposto dal ministro della Salute, Girolamo Sirchia. Già in settimana, lo schema dovrebbe andare al primo esame del Consiglio dei ministri; oggi sarà oggetto di un incontro al vertice fra le organizzazioni rappresentative dei camici bianchi e i governatori regionali, dopo che la scorsa settimana i sindacati hanno chiesto con forza l'intervento di Regioni e Funzione pubblica per avere garanzie sugli effetti che la nuova disciplina avrà sul contratto nazionale.

Al tavolo di confronto ci saranno tutti: da Enzo Ghigo (Piemonte) e Vasco Errani (Emilia Romagna) - presidente e vicepresidente dei governatori alla guida della delegazione regionale di assessori - ai sindacati di Intersindacale medica, in disaccordo con la proposta del ministro e quelli di Intesa sindacale, che invece plaudono al cambio di rotta.

Obiettivo: chiarire gli spazi di manovra che le Regioni, preoccupate di vedere impazzire la spesa per il personale, lasceranno alle nuove scelte e a quelle contrattuali. Il Ddl (cinque articoli che abrogano - come si legge nel testo - «tutte le disposizioni del Dlgs 502/1992 e successive modificazioni», quelle della riforma ter del Ssn, in sostanza, incompatibili con le nuove regole) dà precsie indicazioni anche sulle retribuzioni che toccheranno ai medici e sull'età pensionabile. E assicura, nell'ultimo articolo, il rispetto delle risorse indicate per la Sanità nel patto di stabilità dell'8 agosto 2001. Come dire: quelle sono le risorse e dentro quei fondi si deve restare.

Il rapporto di lavoro. Tempo pieno per gli attuali dipendenti, qualunque sia stata la loro opzione per la "vecchia" esclusiva del rapporto di lavoro. A questo punto c'è incognita finanziaria: è da chiarire bene, infatti, se la specifica indennità di esclusiva, trasformata nella "nuova" indennità di tempo pieno verrà pagata a tutti i medici a tempo pieno. Invece, per chi non vorrà dedicare tutta la sua giornata all'azienda sanitaria da cui dipende ci sarà la possibilità del part time.

Unica differenza l'orario, oggi di 38 ore per i dipendenti (che diventeranno a tempo pieno) e di 28 per quelli a tempo definito (che si trasformerà in tempo parziale). Una volta esaurite le liste d'attesa, i medici potranno svolgere la libera professione volontaria, all'interno delle strutture dell'azienda o in altre esterne "convenzionate", assolutamente separate da quelle per l'attività istituzionale e a tariffe concordate tra azienda e sindacati. Ma se i direttori generali non avranno provveduto ad assicurare entro sei mesi gli spazi, i professionisti potranno utilizzare liberamente strutture private non accreditate con il Ssn.

Negli studi, a domicilio del paziente e nelle strutture non accreditate, invece, assoluta libertà d'azione per i medici, con tariffe legate alle regole dettate dall'Ordine professionale e purché l'attività privata non generi conflitti di interesse con quella istituzionale.

Busta paga e reversibilità. La scelta tra tempo pieno e tempo parziale sarà reversibile e finché il contratto non detterà regole in materia, il cambio di rapporto di lavoro sarà autorizzato dall'azienda in base alle esigenze assistenziali.

Al dirigente che passa dal tempo pieno al tempo parziale, toccherà la retribuzione prevista oggi per il tempo definito. A quelli che seguiranno il percorso opposto, spetterà la busta paga degli attuali dirigenti a rapporto esclusivo.

Limiti di età. Il tetto per l'attività assistenziale dei medici è fissato a 67 anni. Per i dirigenti di struttura complessa (gli ex primari) l'azienda potrà allungare il limite anno per anno e fino a 70 anni. E per attività di formazione continua e ricerca, questi dirigenti potranno restare in servizio fino a 72 anni. Ma non potranno più occuparsi degli ammalati.
(9 aprile 2002)