L’Italia calcistica e la crisi dei suoi leader


Arrabbiati e frustrati: calciatori e tifosi della nazionale non sono stati vittime solo di arbitri e avversari più o meno meritevoli, ma anche del proprio ruolo di leader decaduti da un giorno all’altro. Secondo la psichiatria è ciò che accade comunemente a chi nell’idea di leadership non include la possibilità del fallimento.

20/06/02 – È sempre più pallido l’azzurro della nazionale calcistica,, ma a 48 ore dalla beffa mondiale dell’eliminazione di volti accesi dei tifosi per la rabbia se ne vedono ancora parecchi. Forse il colore della maglia avrebbe conservato un po’ di vivacità se la prima preoccupazione dei titolari non fosse stata quella di gridare al furto della qualificazione.
Un’altra occasione mancata come il quasi-gol di Vieri al 90’, e gli azzurri escono dal mondiale vittime anche del ruolo di leader improvvisamente decaduti. È questa la lettura che della breve avventura coreana e del suo strascico di recriminazioni propone Ferdinando Pellegrino, psichiatra a Salerno.
«L’eliminazione ha semplicemente messo in crisi il ruolo di leadership che è stato assegnato a questi personaggi con cui si identificano molti tifosi, e in particolare quelli più giovani. Si sono trovati improvvisamente davanti a fattori che erano impossibili da controllare, e il risultato è il senso di impotenza e frustrazione che ispira tutti i commenti che abbiamo sentito in questi giorni».
Il problema sembra proprio essere il fatto che l’idea di leadership mutuata da questa visione calcistica non contempla la possibilità della sconfitta. «Indubbiamente sperimentare una sconfitta mette in crisi questo ruolo, nel calcio come nelle situazioni quotidiane», continua Pellegrino. Da qui originerebbe la tendenza a cercare una spiegazione semplificata per ciò che è successo, e che spesso non chiama in causa le nostre responsabilità: arbitri e guardalinee nel caso specifico, e più in generale tutti i fattori che non ricadono sotto il nostro controllo.
«Eppure questi fanno parte delle regole del gioco: se io accetto di giocare, accetto implicitamente anche tutti questi fattori incontrollabili. Imparare a digerire una sconfitta può aiutare a mettere i piedi per terra, a riconsiderare il nostro ruolo e le nostre responsabilità in relazione alle regole sociali». Per ricostruire un’interpretazione equilibrata del ruolo di leadership, dunque, anche la sconfitta dovrebbe trovare un posto dignitoso nell’economia del pensiero. «E per questo non basta cercare di tenere sotto controllo il maggior numero di fattori, – suggerisce ancora Pellegrino – ma bisogna mettere in conto dall’inizio l’esistenza di quelli che non possiamo controllare».


Fonte : Il Medico di famiglia
 
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