Fonte:        24Ore Business                                   

 

 

Confronto aperto Regioni-Economia sui disavanzi 2001

Ticket, farmaci, Fondi integrativi e assicurazioni private, personale, ospedali, beni e servizi: è un pentolone in piena ebollizione la manovra sanitaria per il 2003. Con due "partiti contro" all'interno della maggioranza, più o meno disposti a misure drastiche di contenimento della spesa e di modifica del finanziamento. Con le Regioni che premono per assicurarsi finanziamenti aggiuntivi. Ma con la ferma determinazione del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, di non limitarsi ai "pannicelli caldi" sull'altare della maggiore elasticità del patto di stabilità europeo concessa dal Consiglio Ecofin di Madrid. La linea del rigore, insomma, resta intatta.

E che l'Economia voglia conoscere nei minimi dettagli i conti delle Regioni, è apparso chiaro ieri all'avvio del confronto sul monitoraggio della spesa sanitaria 2001, che si concluderà domani.

Non a caso i tecnici dell'Economia hanno contestato il fatto che per coprire i disavanzi a proprio carico, le Regioni abbiano conteggiato non solo gli effetti delle manovre strutturali locali, ma anche i fondi arrivati in ritardo dallo Stato per riparti di anni precedenti. Quelle delle Regioni non sempre sono manovre strutturali, sostengono in sostanza gli sherpa di Tremonti. E per questo si deve fare di più. Per le Regioni, invece, gli effetti strutturali delle manovre avviate, si vedranno interamente nel corso del 2002. Con l'aggiunta che i meccanismi della contabilità economica ? e non quelli della contabilità finanziaria impiegati dal Governo ? consentono di utilizzare anche vecchie somme appena incassate.

Una partita evidentemente scottante. Che tra l'altro lascia apertissimo il confronto sul riparto, non ancora avvenuto a metà anno, dei fondi 2002 del Ssn e dei conseguenti pesanti riflessi a carico dei bilanci locali, costretti ad anticipazioni di cassa. E dunque a nuove esposizioni. Una partita, pertanto, che non potrà non avere una conclusione tutta politica, con la discesa in campo dei governatori in vista dell'incontro clou già previsto per il 4 luglio con Tremonti. Anche se a scoprire in qualche modo le carte potrebbe essere tra due giorni lo stesso Governo, che giovedì pomeriggio in aula al Senato renderà le sue «comunicazioni» sulla spesa sanitaria.

Ocse: l'Italia spende poco per la salute. Intanto proprio ieri l'Ocse ha diffuso gli ultimissimi raffronti internazionali («Oecd health data 2002») sulla spesa sanitaria fino al 2000. E l'Italia non sembra davvero ai primissimi posti in fatto di investimenti pubblici in sanità. Anzi. In dieci anni, dal 1990 al 2000, la percentuale di spesa sanitaria pubblica su quella sanitaria totale (pubblico+privato)è scesa dal 79,3 al 73,7 per cento. Solo la Spagna, tra i principali paesi Ue, ha investito di meno (scendendo dal 78,7 al 69,9) come spesa pubblica.

La spesa sanitaria pubblica rispetto al Pil, secondo l'Ocse, sarebbe intanto calata dal 6,4% del 1990 al 5,9 del 2000 (un dato, quest'ultimo, che cozza con tutte le stime nazionali che parlano di un 5,4-5,5% sul Pil). Tra spesa pubblica e spesa privata, infine, l'aumento è stato minimo: rispetto a una spesa pari all'8% del Pil nel 1990, nel 2000 si è arrivati all'8,1 per cento. Con la spesa privata che, appunto, ha fatto sempre più da regina.

Allarme anziani: si deve investire. Tagli drastici alla spesa sanitaria metterebbero a rischio le cure per le fasce più deboli della popolazione. A cominciare dagli anziani, che sopra i 60 anni consumano l'80% delle risorse. E che sempre più ne consumeranno in conseguenza dell'invecchiamento della popolazione, ha messo in guardia ieri Ageing society, l'Osservatorio internazionale sulla terza età.

E i medici di famiglia hanno subito colto la palla al balzo. «Tra le grandi opere promesse dal Governo va inserito uno specifico "piano sanità" di investimenti», ha proposto il segretario nazionale della Fimmg (medici di famiglia), Mario Falconi. La ricetta: favorire l'ingresso di capitali privati senza intaccare le finalità pubbliche del servizio; edificare il secondo pilastro dei Fondi sanitari, gestiti dal pubblico o dal privato, per specifici settori di assistenza. E naturalmente destinare più risorse al Ssn.

I medici di famiglia venerdì osserveranno cinque minuti di silenzio nei propri studi per "sensibilizzare" i pazienti. Con un altro nemico da sconfiggere: il federalismo, soprattutto nella "salsa devolution" che piace a Bossi.

 

Fimmg Sezione Web di Taranto  Messo in rete 26.6.2002   -   Torna a news