Fonte:        24Ore Business                                   

Nuovo allarme della Corte dei conti sulla spesa sanitaria. Il Pg: "Dovrà tornare il ticket"

I conti della Sanità sono "allarmanti". La situazione della spesa sanitaria è "dolorosissima". E il ricorso al ticket è inevitabile. La Corte dei conti, nella parificazione del Rendiconto generale dello Stato, non usa mezzi termini. E il procuratore generale della magistratura contabile, Vincenzo Apicella, parla con altrettanta chiarezza: "Il progresso della Sanità che noi tutti vogliamo è molto costoso. Ciò comporta che alcuni accertamenti e macchinari, e certi tipi di assistenza debbano essere pagati. Le somme che i bilanci delle Regioni e dello Stato possono dedicarvi non sono più sufficienti. Bisognerà far sì che il cittadino rinunci a qualcosa. Se vogliamo avere i servizi salvavita dobbiamo fare a meno di quelli marginali, e bisognerà anche ricorrere al ticket".

Il check up dei conti pubblici effettuato dalla Corte dei conti è stato illustrato nel corso di una cerimonia solenne da Apicella e dal presidente delle sezioni di controllo, Manin Carabba. Entrambi hanno sottolineato gli elementi critici che sono amplificati dall'andamento fiacco della congiuntura.

Apicella ha cominciato la sua requisitoria sottolineando il "mancato balzo in avanti dell'economia mondiale" e "il rilevante calo del tasso di crescita delle economie avanzate". Una congiuntura sfavorevole che si "è ripercossa pesantemente sull'economia italiana".

Detto questo, il procuratore generale della Corte dei conti ha attaccato gli sprechi, "cronici e generalizzati, di risorse e impieghi". Questi sì, squisitamente italiani. "E' un fatto - ha spiegato - che gli interventi pubblici, non solo quelli dello Stato, ma anche quelli delle Regioni e degli enti locali, hanno costi eccessivi, anche quando sono affidati a privati". Come "è un fatto che l'economia sommersa in Italia è una delle più estese d'Europa".

Il giudizio sul Rendiconto generale dello Stato - tutti i conti sono stati valutati regolari, ad eccezione dei Monopoli e dell'iscrizione nel conto del patrimonio dei beni delle "vecchie" Fs e Anas - è a luci e ombre. "Come nei precedenti - ha rilevato Apicella - ci sono più ombre, rappresentate dall'aumento, in valori assoluti e percentuali rispetto al Pil, della spesa, specie di quella corrente, in particolare di quella per stipendi, pensioni e Sanità e dall'aumento dei residui passivi e dell'indebitamento netto e del saldo netto da finanziare".

Le "poche" luci riguardano invece il miglioramento del risparmio pubblico, rispetto alle stime iniziali, e dell'avanzo primario di bilancio. Il debito pubblico di è ridotto passando dal 110,2% del Pil nel 2000 al 109,4% dell'esercizio 2001, ma il trend non rimuove le preoccupazioni, "sia perché non è sostenuto da un progressivo decongestionamento dell'importo monetario che rappresenta il debito, sia perché, in quanto basato su un rapporto, è troppo soggetto alle variazioni annuali del Pil, i cui dati sono ancora molto lontani dai parametri europei". Non solo: "L'incidenza annuale del debito sul bilancio è perciolosamente esposta all mutare dei tassi di interesse".

Il "buco nero" dei conti pubblici più difficile da colmare è, secondo Apicella. la spesa previdenziale. Di qui l'invito ad inasprire i requisiti d'accesso alle pensioni d'anzianità, ad innazlare l'età pensionabile, ad agevolare lo sviluppo della previdenza complementare, "che potrebbe essere assicurato dalle Regioni".

Dal canto suo, "la spesa sanitaria - ha sottolineato Apicella - conferma di costituire uno degli aspetti più critici e controversi della complessiva gestione della finanza pubblica". Che richiede un rinnovato "sforzo verso una migliore qualificazione della spesa". "Un'energica azione di contenimento - ha detto il Pg - è non procrastinabile. E occorre ricercare un equilibrato sistema di risparmi che passi attraverso la responsabilizzazione delle amministrazioni regionali e di quelle delle strutture sanitarie".
(26 giugno 2002)


 

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