Fonte:        24Ore Business                       

Indagine Anaao: ai medici piace il Ssn

È di mezza età (in media 46 anni), ha studiato per più di dieci anni e prima di essere assunto nel Ssn ha lavorato soprattutto come medico di guardia medica (48,7%) ma anche come medico di famiglia (29,8%) e spesso come volontario o libero professionista (21,5%). Ha un livello formativo elevato, si ?muove? poco tra una struttura e l'altra mentre il suo lavoro può definirsi ?multiforme?.

È per lo più in conflitto con la componente amministrativa dell'azienda, ma neppure con gli altri sanitari c'è un rapporto idilliaco.

È questo l'identikit del medico ospedaliero italiano, tracciato per la prima volta nei minimi particolari in un'indagine conoscitiva realizzata nel 2001 dall'Anaao-Assomed, che l'ha presentata oggi in occasione del suo XIX Congresso nazionale di Matera.

Un'indagine da cui emerge che il medico ospedaliero tende a muoversi poco (la mobilità non raggiunge i due ospedali) ma a saltellare qua e là fra le specialità (la mobilità in questo caso è del 34,5%). E l'attività da dipendente è dedicata in gran parte alle degenze (50,5%) e all'attività ambulatoriale (40,4%) e solo per il 9,1% alle consulenze. Agli aspetti gestionali il medico dedica il 18,2% del suo tempo, e il 14,4% all'attività amministrativa, mentre, ovviamente, per il 67,4% del tempo svolge attività clinica.

I camici bianchi, poi, giudicano nel 60,7% dei casi «positivi» i rapporti con i colleghi e con gli altri ?sanitari? (51,9%), ma il gradimento crolla a picco nei confronti dell'amministrazione (collaborazioni positive solo nel 7,4% dei casi), della direzione strategica (7,7%) e del direttore di dipartimento (13,4%), per risalire a livelli accettabili nei confronti della dirigenza sindacale (42% di ?feeling? positivi).

Dal punto di vista organizzativo, il giudizio non è certo dei più esaltanti. Giudica, infatti, «buona» l'organizzazione dei turni di lavoro il 35,6% dei medici, mentre al 39,1% piacciono, tutto sommato, gli orari di lavoro. Ma quando si considera il livello di ?soddisfazione? per questi aspetti, la percentuale scende rispettivamente al 33,2 e al 35 per cento. Solo il 20,4% dei camici bianchi, poi, ritiene ?buona? l'organizzazione dell'efficienza delle attrezzature (ma soddisfatto si dichiara il 20,9%), mentre cala al 17,4 e al 6,2% il giudizio positivo sull'efficienza della sicurezza e dei supporti all'attività medica.

Ed ecco il tema più caldo di sempre per i medici: la libera professione. Il 35% degli esclusivisti non fa intramoenia e ha scelto l'esclusiva per avere più tempo per sé (54,4%) o per questioni di principio (26,2%). Ma - a quanto pare - il 60% della categoria l'intramoenia la fa davvero. E soprattutto nelle strutture da cui dipende (67,7%) o nei propri studi professionali (23%). A questa attività, tuttavia, non si dedicano in media più di 4,3 ore a settimana, anche se i medici ne vorrebbero fare almeno sette.

Tra quei medici (il 5-6% in tutto) che hanno optato per l'extramoenia, invece, il 40% circa lo ha fatto per guadagnare di più e poco meno del 50% per realizzarsi professionalmente o perché ritiene che si operi in migliori condizioni di lavoro.
In realtà, però, la differenza stipendiale media mensile (ancora espressa in lire, visto che l'indagine è stata svolta nel 2001) tra chi svolge l'intramoenia e chi lavora con l'extramoenia è di sole 332mila lire circa. Un valore che si innalza ai 3 milioni a favore degli extramoenisti rispetto a chi lavora in esclusiva, ma non fa intramoenia.

La libera professione, comunque, non è ritenuta dai medici una «grande questione» e anche chi ha scelto l'extramoenia è pronto a cambiare idea in caso il pubblico gli offra migliori condizioni.

E dal punto di vista della difesa del Ssn, l'85% dei medici ritiene che il Ssn sia una scelta da mantenere e che la sua configurazione ottimale sia un sistema misto pubblico/privato (80,6%), mentre per il «tutto privato» ha votato solo lo 0,7% dei professionisti. Ma non per questo i medici non sono favorevoli ai cambiamenti. Il 75%, infatti, è favorevole all'introduzione dei fondi integrativi, mentre il 76,7% gradirebbe lo sviluppo di forme societarie tra medici e il 44% anche tra non medici.
(14 giugno 2002)

 

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