Assistenza territoriale, per Sirchia servono modelli flessibili nella gestione


Intervenuto al convegno di Milano sull’assistenza sociosanitaria territoriale, il ministro della salute Sirchia rilancia l’idea di un modello di Centrale operativa territoriale per la presa in carico globale dei pazienti. «Non importa se a gestione pubblica o privata», sostiene: l’importante è che sia ben gestita e abbastanza flessibile da adattarsi alle esigenze regionali e locali.

Milano, 18/06/02 – Un modello di assistenza territoriale costruito intorno a una centrale operativa, che prenda in carico il paziente e lo accompagni lungo i percorsi più appropriati: è questo secondo il ministro della Salute Sirchia il modello più valido per organizzare nel futuro l’assistenza sociosanitaria per anziani, cronici e disabili che tuttora manca nel nostro paese.
Lo ha affermato intervenendo ieri a Milano al convegno dedicato a questo tema, organizzato dalla fondazione Aventis nell’ambito del progetto di Salute e vita.
Sirchia ne ha parlato come di un dovere irrinunciabile per ogni paese civile, ricordando che sono numerosi – specialmente nelle grandi aree metropolitane – gli anziani in condizione di marginalità estrema. E il Servizio sanitario nazionale, ha aggiunto, non ha ancora trovato le risorse per far fronte al problema.
«È una situazione che avanza da 20 anni, lentamente ma inesorabilmente», ha affermato, sottolineando che l’Italia, in grave ritardo sulla scena europea, non ha ancora adottato provvedimenti organici.
L’intervento del ministro è partito dal commento positivo su una delle migliori esperienze italiane di Assistenza domiciliare integrata, presentata nel corso dell’incontro come esempio possibile di integrazione tra assistenza sociale e assistenza sanitaria. Ormai da14 anni la Asl di Merate (Lc) ha avviato una efficiente gestione dell’Adi, che si basa proprio sulla presa in carico globale dei pazienti per mezzo di una Centrale Operativa che coordina gli interventi.
Sirchia ha dichiarato di guardare con interesse al modello di Lecco e della Centrale operativa, e ha aggiunto che il massimo risultato si potrà ottenere garantendo a questi organismi la flessibilità di gestione (pubblica o privata o mista) per adattarsi alle esigenze regionali e locali.
È tornato anche a difendere l’idea dei buoni salute come possibile soluzione innovativa di fornitura dei servizi. «La Centrale operativa potrebbe operare tramite i vaucher, che non sono affatto una cosa da demonizzare. Sono una cosa giusta, che fa crescere il mercato e fa piazza pulita di chi nel mercato opera in modo parassistario. Sempre sotto uno sguardo vigile – ha aggiunto – che garantisca la correttezza di chi è presente sul mercato».
Il convegno milanese ha visto la partecipazione di esponenti di tutti i settori chiamati in causa sul tema dell’assistenza sociosanitaria: per la medicina di famiglia Alberto Aronica, uno degli autori della ricerca sull’Adi realizzata con Fimmg, Cergas e Kpmg healthcare, ha ricordato come nella convenzione nazionale e negli accordi integrativi regionali, le rappresentanze di categoria e la Fimmg in particolare abbiano puntato sui sistemi premianti che consentono al medico di attrezzarsi «per essere il vero perno dell’assistenza domiciliare integrata».


Fonte: Il Medico di famiglia

Fimmg Sezione Web di Taranto  Messo in rete 19.6.2002   -   Torna a news