Ca mammario, il rischio di recidiva non dipende da stress emozionali


Dopo la diagnosi di tumore mammario le donne non dovrebbero temere influenze negative sulla malattia se vivono – per motivi diversi – situazioni di stress emotivo. Uno studio inglese, apparso sul Bmj, mostra che non c’è correlazione tra eventi di questo tipo e probabilità di recidive.

17/06/02 – Le situazioni di grave stress psicologico non dovrebbero far temere alle donne con storia di tumore mammario un maggiore rischio di recidiva. Questa possibile correlazione è stata indagata da un gruppo di studio inglese (composto da psicologi, oncologi e psichiatri) e pubblicato dal British medical journal.
Secondo gli autori questo aspetto meritava di essere studiato come una delle possibili spiegazioni alla diversità con cui la malattia evolve in pazienti apparentemente in condizioni simili: è frequente infatti che donne con tumori diagnosticati al medesimo stadio presentino decorsi molto diversi, anche in termini di sopravvivenza. Un precedente studio dello stesso gruppo aveva indicato un possibile legame, ma il dato rimaneva isolato e comunque in attesa di conferma.
È molto diffuso tra queste pazienti, riferiscono gli autori, il timore che un’esperienza psicologicamente devastante come un lutto, una separazione o una grave difficoltà familiare, possa esporle a un maggiore rischio di recidiva.
Per questa ricerca di tipo prospettico sono state reclutate circa 200 volontarie di età inferiore ai 60 anni alla prima diagnosi di tumore mammario. Hanno compilato un questionario iniziale 202 persone, mentre 170 di queste hanno potuto fornire i dati completi fino al termine del follow up (5 anni dalla diagnosi) o fino al verificarsi di una recidiva.
I risultati sono chiaramente in contraddizione con quelli del passato. Il fatto di avere sperimentato un’esperienza dolorosa nell’anno precedente la diagnosi, non ha mostrato alcuna correlazione con la probabilità di recidiva. Quando invece sono state considerate le vicende dei 5 anni successivi alla diagnosi, è emerso che il gruppo di donne che avevano vissuto storie personali problematiche presentava una frequenza di recidive inferiore all’altro gruppo, con rischio relativo intorno allo 0,5.
Gli autori dello studio tendono a dare più peso a questa recente evidenza rispetto allo ricerca già condotta in passato, più per la metodologia che per le dimensioni del campione: quello precedente era infatti uno studio di tipo caso-controllo, che generalmente viene considerato evidenza di peso minore rispetto agli studi prospettici

Fonte : Il Medico di famiglia

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