Corte dei conti: il patto di stabilità non controlla la spesa

Il patto di stabilità non ha funzionato e rischia seriamente di non funzionare neppure in futuro. E i principali pericoli di instabilità economica regionale sono farmaci, personale e liste d'attesa.

La Corte di conti, nel suo annuale rapporto sulla gestione finanziaria delle Regioni per gli anni 2000-2001, boccia la spesa sanitaria che definisce in crescita "allarmante" nel 2001, nonostante i maggiori finanziamenti. E lancia l'allarme anche per il 2002 che vede a rischio per "una inusitata effervescenza della spesa farmaceutica, riscontrata nei primi tre mesi dell'anno (+14-15%), l'aumento del costo del personale dovuto all'ultimo contratto nazionale di comparto, gli effetti conseguenti gli obiettivi perseguiti dal Governo in tema di riduzione delle liste di attesa".

Tra i sistemi regionali di gestione sanitaria, la Corte promuove, e a pieno titolo, quello dell'Emilia Romagna che "ha avviato un percorso virtuoso nel quadriennio con il traguardo nel 2001 di una crescita di spesa corrente sanitaria di appena il 2,4%". Dà un giudizio positivo alla Lombardia perché "i dati dei quattro anni (1998-2001) dimostrano l'attivazione di una strategia di contenimento che da una crescita pari a +6,7% nel 1999, ha realizzato nel 2001 un +5,6%, migliore rispetto allo stesso risultato nazionale dell'anno (+6,2%)". Ma si "preoccupa" per il "che, malgrado l'integrazione di 644 miliardi dell'accordo Stato-Regioni dell'8 agosto, espone nel 2001 un ulteriore disavanzo di 1.701 miliardi" (la Corte dei conti, visto che l'euro è entrato in vigore dal 2002, preferisce, per maggior precisione, fare i conti fino al 2001 in lire).

Da dire poi che il Lazio - aggiunge la Corte - con speciale riguardo alla situazione del policlinico universitario Umberto I, riceve dal bilancio dello Stato altri 700 miliardi per gli anni 2000 e 2001.

Secondo la relazione i dati più recenti pongono "gravi interrogativi" sulle stime e sulla praticabilità del percorso per centrare gli obiettivi indicati dall'accordo Stato-Regioni dell'8 agosto 2001 e con la legge 405/2001 ("tagliaspesa"). "Agli anni 2002-2004 - sottolinea la Corte - sono destinati, con l'accordo, circa 455mila miliardi (rispettivamente 146.376 mld, 152.122 mld, 157.371 mld) e a 9.308 miliardi ammontano i ripiani riconosciuti a carico del bilancio dello Stato (2.700 mld e 6.608 mld), con livelli di finanziamento la cui evoluzione è fissata nella misura del 5,88% del Pil e obiettivo del 6% a partire dal 2005".

Ma l'ulteriore disavanzo 2001 per oltre 5.600 miliardi di lire (2.892,25 milioni di euro) rispetto all'integrazione di 6.608 miliardi (3.412,74 milioni di euro) e i risultati "peggiorativi" del 2000 (deficit di 10.001 mld a fronte di 7.080 previsti) rimette in discussione gli obiettivi.

"Allarmante" secondo la magistratura contabile, è il tasso di crescita del fabbisogno sanitario che nel 2001 è pari a circa 142.389 miliardi di lire (73.537 milioni di euro) con un incremento percentuale del 6,3%. Più basso di qualche punto del picco del 2000 (+9,1% rispetto al 1999).

Rispetto al Pil cresciuto nel quadriennio 1998-2001 con un tasso medio del 4,3%, la crescita della spesa corrente sanitaria è stata rispettivamente del 6,7% nel 2000 e del 7,6% nel 2001. "Uno scarto, che smentisce la tenuta dei fabbisogni ipotizzati e la congruente copertura assicurata dai previsti finanziamenti", sottolinea la relazione.

E in questo scenario, i magistrati contabili ritengono «pericolosa» la sanzione prevista per le Regioni che non raggiungeranno tutti gli obiettivi del patto di stabilità. Riportare l'entità dei finanziamenti ai livelli fissati dall'accordo del 3 agosto 2000 e dalla Finanziaria 2001, significa incidere ulteriormente sugli incrementi annuali concordati per oltre il 2,3% a partire dal 2001. "Una misura - sottolinea la Corte - che riportando il tasso di crescita al 3,5%, mette a rischio la stessa possibilità di garantire quei livelli essenziali di assistenza che il Governo centrale intende assicurare, ma per i cui costi è stata riconosciuta l'esigenza di un finanziamento pari nel 2001 a 138mila miliardi di lire (comprese le quote per altri enti del settore), quale anno di partenza per incrementi percentuali annui del 5,8% e, in breve lasso di tempo, da portare al 6%".

Ancora, l'analisi sottolinea la necessità di inserire in questo contesto "una più aggiornata previsione sul 2002 la quale, programmata sul 5,8% di crescita percentuale, soffre il risultato 2001 che, parametrato quale 'anno zero', sconta ben 4,4 punti percentuali di ridimensionamento, risolvendosi in un margine di crescita irrealisticamente ridotto all'1,4%".

La ridefinizione dell'importo del fabbisogno 2002 a 146.376 miliardi di lire lascerebbe in questo modo "scoperto" un 3% di crescita della spesa per quest'anno, destinata a salire solo del 2,8% rispetto al 2001 col mancato rispetto del promesso allineamento ai valori europei quantificati in almeno il 5,8 per cento in più.


Fonte : 24ore sanita                                                 Torna a News