Dai cardiologi la mappa delle strutture italiane: "Grave il ritardo tecnologico del Sud"



Pił della metį degli ospedali della Penisola č dotato di unitą di terapia intensiva cardiologica (Utic), per affrontare le emergenze a danno del cuore. Uno su 4 ha un centro di cardiologia interventistica e diagnostica ad alta tecnologia, in grado di eseguire interventi "impegnativi" come angioplastica e coronarografia. La mappa delle strutture cardiologiche italiane č stata tracciata dagli specialisti dell'Associazione cardiologi ospedalieri (Anmco) in collaborazione con la Societą italiana di cardiologia (Sic), riuniti a Napoli oggi e domani per il convegno "Sindromi coronariche acute".

Nonostante la fotografia confortante, i cardiolodi esortano a fare di pił. Ben il 70% delle Unitį di terapia intensiva cardiologica, infatti, non č in grado di eseguire interventi perchč non č affiancato, nella stessa
struttura, da un laboratorio di emodinamica. "Questo impedisce, incaso di emergenza - spiega Alessandro Boccanelli, presidente dell'Anmco e direttore dell'Unitą di cardiologia dell'Ospedale San Giovanni di Roma - di 'stappare' meccanicamente il vaso coronarico ostruito che ha causato l'infarto, come si dovrebbe fare immediatamente per aumentare le possibilitą di recupero del muscolo cardiaco".

Anche davanti a un attacco di cuore l'Italia si conferma divisa in due, con il Sud che sconta un grave ritardo tecnologico: solo un ospedale su 3 č in grado di fornire prestazioni specializzate. Diversa la situazione al Nord, dove il 40% degli ospedali con Utic esegue procedure interventistiche, contro il 22% del Centro e il 19%del Sud.

Per attrezzarsi al meglio contro le emergenze a carico del cuore, l'Italia ha compiuto importanti passi avanti.
Confrontando i dati attuali con quelli dell'ultimo censimento compiuto dai cardiologi ospedalieri, le Utic sono aumentate del 15% dal '92, passando da 323 a 380: oggi, in media, ce n'č una ogni 148mila abitanti. Un incremento che, a sorpresa, ha interessato soprattutto il Sud. Il primato va alla Campania, con 38 unitą coronariche, pienamente entro la media nazionale, mentre il record negativo spetta Nord-Est: "maglia nera" al Friuli Venezia Giulia, con solo 5 unitą coronariche, una ogni 235mila abitanti. Al di sotto della media nazionale Lazio e Sardegna per il Centro e Puglia e Basilicata per il Sud.

L'obiettivo dei cardiologi ospedalieri č, dunque, colmare ildivario tecnologico del Mezzogiorno, spiega Marino Scherillo, vicepresidente dell'Anmco e responsabile dell'Unitį operativascompenso cardiaco dell'Ospedale Monaldi di Napoli, "migliorando il collegamento tra i vari livelli di intervento e assicurando a chisoffre di cuore nel Sud interventi di alta tecnologia, come giįaccade al Nord". Guardando al futuro, infine, potrebbe partire a
Napoli la sperimentazione dell'ultima frontiera nella cura dei danni dell'infarto, l'impianto di cellule staminali direttamente nel cuore per rigenerare il tessuto danneggiato. Sono pochissimi i casi, in tutto il mondo, di operazioni al muscolo cardiaco di questo tipo e uno solo in Italia, a Padova, lo scorso aprile.

Fonte : Sole 24ore sanita                             Torna a News