Fonte:        24Ore Business                                   

 

Farmaci: trend contraddittorio sui generici

Trend contraddittori per la spesa farmaceutica di metà anno che - appena licenziate le norme della legge taglia-deficit (Dl 63/2002, varato giovedì scorso dal Senato) e assimilata la notizia del nuovo rallentamento dei consumi registrato in aprile (-0,4% rispetto a marzo secondo Federfarma) - si trova a fare i conti anche con l'ennesima mini-bufera del "pianeta generici".

Dopo gli attacchi dell'Antitrust all'eccessiva durata della copertura brevettuale garantita in Italia ad alcune molecole rispetto ai mercati europei, è stata la denuncia alla Procura della Repubblica da quattro associazioni di consumatori sulla carenza dei prodotti a riportare alla ribalta il problema della diffusione sul mercato nazionale dei farmaci non di marca.

I generici. A confermare che il mercato dei generici, dopo otto mesi dal debutto, non matura sono i dati elaborati dall'Ims Health (pubblicati nel n. 23/2002 del settimanale «Il Sole-24 Ore Sanità»): a marzo i generici puri hanno rappresentato solo l'1% della spesa Ssn, mentre le specialità analoghe ("copie" di marca della specialità leader) hanno toccato quota 7%.

Segno chiaro della scarsa tendenza da parte di medici prescrittori e pazienti ad affidarsi ai generici e allo stesso tempo indice della ridottissima movimentazione dei prodotti all'interno dei mercati locali. Sempre a marzo, infatti, solo in cinque Regioni (Valle d'Aosta, Trentino, Toscana, Marche e Sardegna) sono risultate presenti (una confezione venduta), almeno il 30% delle scatolette generiche teoricamente commercializzate sul territorio nazionale.

A farne le spese oltre allo Stato - che risparmia meno di quanto potrebbe - sono i cittadini. Maglie nere della movimentazione dei generici sono risultate, sempre a marzo, la Campania e il Molise, Regioni in cui - forse non a caso - si registrano anche livelli elevati di copayment determinati dal versamento del differenziale tra rimborso Ssn (tarato sul generico a minor costo) e prezzo della specialità. Pur senza maturare un alto gradimento commerciale, tuttavia, i generici hanno avuto il merito di far crollare i prezzi di copie e specialità leader.

Esempio classico la nimesulide: tra gennaio 2001 e marzo 2002 la specialità leader (Aulin in bustine) ha ridotto il listino del 60%. Tra i suggerimenti per far decollare il mercato figurano l'ipotesi di esentare dall'eventuale ticket ricetta introdotto in alcune Regioni le prescrizioni contenenti un generico ovvero l'introduzione di un prezzo di rimborso basato sulla media dei tre generici più economici presenti nella distribuzione locale, rendendo così più flessibile per le Regioni la gestione della clausola di salvaguardia, cioè la cessione gratuita della specialità se il generico è non c'è in farmacia.

Guerra sui brevetti. Ma forse non sarà necessario ricorrere a queste strategie, visto che i rumori sulla nuova stretta ai consumi stanno già riportando in auge l'ipotesi di nuovi ritocchi ai brevetti con la Finanziaria per il 2003.
L'obiettivo sarebbe quello di recuperare almeno in parte quei 1.800 milioni di euro di minori risparmi derivanti, secondo i produttori dei generici, dalla scelta di portare da 12 a sei mesi l'anno la riduzione della protezione che garantisce una maggiore longevità di mercato a molecole già off-patent nella Ue. Si tratta di princìpi attivi di ampio uso - tra cui un antiulcera e un paio di antiipertensivi che detengono quote vicine al 50% del mercato di categoria, e una statina che tocca quota 70% - in scadenza nella Ue nel 2004 e in Italia solo fra cinque anni.

La partita è dunque destinata a riaprirsi, così come è pronta probabilmente ad estendersi a macchia d'olio la "riabilitazione" dei ticket moderatori, confermatisi mezzo d'eccellenza di contenimento della spesa. In aprile, infatti, segnala ancora Federfarma, a realizzare i maggiori risparmi sono state Liguria (-10,9% la spesa netta rispetto ad aprile 2001), il Piemonte (?6,2%), il Veneto (+0,3%), Regioni cioè che hanno introdotto il ticket per confezione.

Meno efficaci si sarebbero rivelati invece ticket ricetta e delisting puro. Il primo induce la prescrizione del numero massimo di confezioni per ricetta. Il secondo - adottato in Puglia, Lombardia, Emilia Romagna - produce solo lo spostamento delle prescrizioni verso farmaci più costosi rimborsati dal Ssn. E la spesa è salita.
(17 giugno 2002)


 

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