Iniziativa Simg per una migliore comunicazione tra medico e paziente sull’Aids


Con corsi di formazione in trenta città italiane la Simg, Società italiana di medicina generale, in collaborazione con infettivologi e associazioni di pazienti, lancia un’iniziativa per migliorare la comunicazione tra medici di famiglia e assistiti sull’Aids: l’obiettivo prioritario è rendere più precoce la diagnosi, e nel lungo termine ridurre i contagi.

Roma, 04/06/02 – Partirà a breve in trenta città italiane una iniziativa di formazione per i medici di famiglia promossa da Simg (Società italiana di medicina generale) e dal Gita (gruppo italiano terapie anti-Hiv), con il sostegno dei maggiori infettivologi italiani. L’obiettivo degli incontri sarà affrontare i problema della comunicazione con gli assistiti, sopratutto ancora prima che venga accertata la sieropositività. Uno dei dati più preoccupanti che emergono dal quadro epidemiologico italiano resta infatti la non tempestività della diagnosi. Il 60 per cento dei nuovi casi di positività diagnosticati lo scorso anno in Italia riguardava pazienti già in Aids conclamato: il dato è stato sottolineato durante l’incontro di presentazione dell’iniziativa a Roma, che ha visto la partecipazione del presidente della Simg Ovidio Brignoli e di alcuni membri della Commissione nazionale Aids.
Altrettanto clamoroso è l’esito di un’indagine conoscitiva (l’unica ad oggi condotta) di cui sono stati richiamati i risultati nell’incontro di Roma: pochi sono i medici di famiglia che hanno seguito corsi di formazioni specifici sul problema della comunicazione con i pazienti riguardo all’Aids, anche se la maggior parte (il 71 per cento) è consapevole di dover svolgere un ruolo attivo nell’assistenza di questi pazienti;
Su un punto i corsi insisteranno in particolare: i medici di famiglia devono indurre loro assistiti a rischio a richiedere il test per l’Hiv il prima possibile.
«Proprio per la familiarità che hanno con i loro pazienti – ha affermato Giampiero Carosi, membro della commissione nazionale Aids, i medici di famiglia sono in grado di percepire le situazioni a rischio e convincere il paziente a test dell’Hiv».
Brignoli ha infine messo a nudo il secondo grande equivoco al quale la corretta informazione deve porre rimedio: nella popolazione resta ancora piuttosto radicato il convincimento che il problema Aids sia in buona parte legato a categorie a rischio, agli ambienti della prostituzione, dell’omosessualità e della tossicodipendenza. È un dato di fatto, ha invece riferito, che la maggior parte dei nuovi contagi riguarda persone che hanno contratto il virus con rapporti eterosessuali, tra le quali sono in crescita soggetti di buona condizione economica e sociale.

Fonte : Il Medico di Famiglia                                                 Torna a News