Linfonodo sentinella, altri progressi da studio multicentrico internazionale


Uno studio multicentrico conferma il valore della biopsia intraoperatoria del linfonodo sentinella per la chirurgia del tumore del seno: si fa più precisa la conoscenza dei fattori che influenzano la sensibilità della tecnica, che può superare il 90 per cento. Resta essenziale il buon addestramento del chirurgo.

20/06/02 – Si rafforzano le prove sulla validità della tecnica del linfonodo sentinella, messa a punto dall’oncologo milanese Umberto Veronesi, che consente interventi chirurgici più conservativi per il tumore della mammella. Ad un congresso di medicina nucleare in corso a Los Angeles forti conferme per questa tecnica operatoria sono giunte da uno studio multicentrico che è stato presentato da una equipe di oncologi tedeschi dell’università di Ulm. Lo studio conta 800 casi, donne alla prima diagnosi di tumore che nella stessa seduta operatoria sono state prima sottoposte alla biopsia del linfonodo sentinella (quello con cellule tumorali in posizione più distale, che si può individuare nel corso della seduta con l’uso di un tracciante), e subito dopo alla dissezione linfonodale ascellare, la procedura tradizionale e più invasiva che consiste nell’asportazione di tutti i linfonodi della regione ascellare.
È stato decisamente positivo il risultato in termini di sensibilità della tecnica: la procedura del linfonodo sentinella ha individuato il 90 per cento di metastasi che la successiva biopsia completa dei linfonodi ha rivelato. Con questi dati inoltre si è operata una ulteriore rifinitura delle tecniche, e si è cominciato a definire con precisione il minimo di training necessario al chirurgo per applicare la procedura con i migliori risultati.
Un contributo importante riguarda il tracciante da utilizzare per individuare il linfonodo, e le sue modalità di somministrazione: i migliori risultati, hanno riferito i ricercatori, sono stati ottenuti combinando un tracciante radioattivo con un colorante, che insieme hanno permesso di arrivare a una sensibilità del 90 per cento. La sensibilità aumenta se il tracciante viene somministrato prima di rimuovere il tumore, probabilmente perché il tessuto linfatico mantiene una maggiore integrità. Anche il sito di iniezione influisce sull’esito: la sola somministrazione sottocute o peritumorale determina risultati inferiori all’iniezione in entrambi i siti.
L’ultimo aspetto indagato rivela infine quanto l’esito dipenda dal buon addestramento del chirurgo, malgrado l’apparente semplicità dei principi che stanno alla base della procedura: se il medico ha all’attivo meno di 35 biopsie intraoperatorie del linfonodo sentinella, la sensibilità della tecnica non sembra superare il 77 per cento. Raggiunge il 90 per cento se le precedenti esperienze sono almeno 50.
Resta confremato per ora il limite di applicazione: solo le donne al primo intervento chirurgico e con tumori di massa ridotta possono essere buone candidate con la prospettiva favorevole di evitare gli effetti collaterali della dissezione completa, dall’edema dell’arto superiore alla perdita di sensibilità.

Fonte : Il Medico di famiglia
 

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