Scarso controllo della glicemia con la monoterapia orale nel diabete di tipo 2


Una vasta raccolta i dati su pazienti con diabete di tipo 2 in otto paesi dell’Europa occidentale indica che 4 su dieci sono trattati con monoterapia (sulfonilurea o metformina): di questi oltre la metà non raggiunge gli obiettivi ottimali di controllo della glicemia.

25/06/02 – Secondo una ricerca presentata al meeting della American diabetic association, la monoterapia con sulfoniluree o metformina non riesce a garantire un controllo ottimale della glicemia nei pazienti europei con diabete di tipo 2. Il lavoro, che ha raccolto dati da otto paesi dell’Europa occidentale (Belgio, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna e Svezia), è stato svolto da una equipe della GlaxoSmithKline. Attraverso questionari inviati ai medici sono stati raccolti i dati clinici di circa 7700 pazienti con diabete di tipo 2: glicemia postprandiale e a digiuno, emoglobina glicosilata, indice di massa corporea e tipo di terapia farmacologica assunta.
Erano il 39 per cento i pazienti trattati con monoterapia orale, ma molti di questi erano ancora lontani da un buon controllo della glicemia. Il dato era simile per la metformina e la sulfonileurea.
Con la metformina 64 pazienti su cento presentavano livelli di emoglobina glicosilata superiori al 6,5 per cento (il valore soglia indicato dallo European dabetes policy group), e con la sulfonilurea la proporzione giungeva a 66 su cento. Un paziente su quattro (il 26 per cento per entrambe le molecole) presentava livelli di emoglobina glicosilata dell’8 per cento.
Lo scarso controllo si associava spesso a una condizione di sovrappeso o di obesità, con qualche differenza tra li due farmaci.
Erano in sovrappeso il 45 per cento dei soggetti trattati con sulfonilurea, e obesi il 29 per cento;
Con la metformina le percentuali erano del 42 per cento per il sovrappeso e del 48 per cento per l’obesità.



 

Fonte: Il Medico di famiglia

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