Accuse ai mmg del Cos, nessuna violazione della privacy: tutti assolti


Piena giustizia sull’operato dei medici accusati di avere violato la privacy trasmettendo dati sensibili. Il fatto non sussiste: si trattava di dati anonimi, oltretutto trasmessi senza lucro e per fini di ricerca epidemiologica e statistica. Soddisfazione nella medicina generale. Falconi minaccioso contro chi ha sollevato ingiustamente il caso.

Cremona, 19 luglio 2002 - Assolti da tutti i capi di imputazione, perché il fatto non sussiste e perché trasmettere dati anonimi non è reato, i medici di famiglia accusati di avere violato la legge sulla privacy trasmettendo dati sanitari riservati.
Dopo tre anni cade completamente e definitivamente l’impalcatura delle accuse, nate sulla base di lettere anonime e di ripetute segnalazioni ritenute legate a interessi concorrenziali (software e altri prodotti informatici di utilizzo negli studi medici).
L’assoluzione deliberata dal tribunale di Cremona, da parte del gup Pierpaolo Beluzzi sulla base delle prove fornite e della perizia giudiziaria, riguarda numerosi medici di famiglia appartenenti al Cos, il più grande consorzio cooperativo che riunisce una trentina di forme associative in rete di medicina generale in tutta Italia.

Il Cos ha rappresentato la prima organizzazione storica di cooperative di medicina di famiglia che ha promosso e sviluppato una massiccia informatizzazione dei medici di medicina generale mediante il proprio software Koinè, la formula dell’associazionismo in rete e dei servizi collegati integrati, fra cui i centri polifunzionali, la telemedicina, lo sviluppo di linee guida e lo scambio di informazioni tecnico-scientifiche, per esempio su dati epidemiologici. La finalità prioritaria è stata quella di migliorare la professionalità dei medici associati ed erogare un’assistenza più qualificata ai cittadini solo secondo i canoni della medicina basata sulle evidenze scientifiche internazionali.
È stato di fatto l’unico vero esempio autoctono in Italia di medicina generale paragonabile ad analoghe istituzioni di altri paesi, come i nuclei di cure primarie inglesi, i centri di attenzione primaria catalani, le cooperative di assistenza sanitaria locale scozzesi.

Nel 1999 l’accusa di avere venduto ad alcune aziende farmaceutiche dati sanitari sensibili, violando così la normativa sulla privacy e configurando, secondo il pubblico ministero, addirittura il reato di associazione a delinquere. Ne venne alimentato
uno scandalo di dimensioni nazionali. In realtà i medici di famiglia delle cooperative avevano solo trasmesso al loro consorzio, senza lucro, alcuni dati epidemiologici resi anonimi in partenza e utilizzati per raccogliere indicazioni statistiche su alcune diffuse patologie nell’ambito di un progetto di ricerca scientifico consortile: attività permessa dalle leggi vigenti sulla privacy.

L’intervento della magistratura ebbe come conseguenza l’inibizione immediata dello sviluppo dell’associazionismo cooperativo in Italia, promosso e condiviso unanimemente anche da forze sindacali non alleate per migliorare le cure primarie.
Soppresse inoltre ogni nuova velleità della medicina generale di partecipare attivamente alla ricerca di base, mediante la raccolta, lo scambio e l’analisi di dati clinici, necessari per una conoscenza capillare e approfondita della realtà sanitaria del nostro paese e altrimenti impossibile se basata solo sui pochi dati di popolazione raccolti con i tradizionali canali degli ospedali e delle università.

“È stata fatta giustizia – dice Euro Grassi, uno dei medici di famiglia del Cos – ma sarà dura restituire la verginità professionale e scientifica ai medici ingiustamente accusati, seppur riconosciuti del tutto innocenti”.
“Ora attendiamo almeno che il garante della privacy ed il ministero della Sanità – prosegue Grassi - si muovano almeno più celermente non per ostacolare ma per consentire e semplificare con regolamenti chiari e non iniqui la possibilità di interscambiare dati fra medici di famiglia e ospedali, oltretutto già coperti dal segreto professionale e dal codice deontologico, permettendo loro di fare ricerca e comunicare rapidamente le notizie indispensabili per la diagnosi e la cura della popolazione”.

Soddisfatto e minaccioso Mario Falconi, leader Fimmg, il quale auspica che “prima o poi la maledizione colpisca in maniera mirata tutti coloro che, anche all’interno della categoria e per fini non certo confessabili, hanno tentato di recare danno alla medicina di famiglia italiana”.

 

Fonte: Il Medico di famiglia

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