Assistenza al termine della vita: pianificarla con il medico rende i pazienti più sereni


Un momento dedicato ai pazienti più anziani per pianificare l’assistenza nella fase finale della vita, nel quale le preferenze espresse vengono formalmente assunte come linea di indirizzo per futuri scelte terapeutiche. Questo intervento è bastato, in uno studio pilota, a far vivere ai pazienti con meno conflitti il momento della morte.

26/07/02 – Un gruppo multidisciplinare dell’università del Massachussets ha sperimentato con risultati incoraggianti un diverso modo di affrontare con i pazienti più anziani il tema delicato dell’ultima fase della vita. Si è trattato di uno studio pilota che è stato pubblicato da Archives of internal medicine. Al dibattito sui diritti di decidere in piena dignità e consapevolezza circa il momento della propria morte, questo gruppo di ricerca ha cercato di dare una risposta offrendo la possibilità ad alcuni pazienti dei servizi ambulatoriali di geriatria, affetti da serie condizioni patologiche, di discutere con un team multidisciplinare.
In uno spazio e in un momento dedicato interamente a questo scopo, le persone hanno potuto essere informate dai medici dettagliatamente circa le prospettive di assistenza, le cure palliative, le possibilità di prolungare l’esistenza in vita con trattamenti particolari, le modalità e i luoghi in cui essere assistito. Per evitare che la “distanza” tra il paziente e il camice bianco potesse diventare un ostacolo alla comprensione delle informazioni, è stato deciso di garantire durante il colloquio la presenza di un’infermiera, figura professionale che generalmente i pazienti avvertono come più vicina alla loro sensibilità.
Le preferenze espresse sono quindi state registrate per essere poi utilizzate come linea di indirizzo al momento richiesto.
Il follow-up dei successivi due mesi, quando questi soggetti erano ormai entrati nella fase terminale della loro vita, ha confermato l’utilità dell’intervento: 76 su cento si sono dichiarati in totale accordo con le scelte terapeutiche fatte dai medici. Un’analoga indagine svolta su persone che avevano ricevuto informazioni con le procedure consuete ha rilevato che il totale accordo c’è solo in 55 casi su 100. Allo stesso modo dopo il colloquio si è registrata una più forte autocoscienza rispetto alla possibilità di chiedere una qualità di vita dignitosa nella fase terminale della vita.


 

Fonte: Il Medico di famiglia

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