Fonte:        24Ore Business                                   

Autunno caldo in vista per la Sanità

Una riforma del rapporto di lavoro dei medici che fatica ad approdare in Parlamento. Un Piano sanitario nazionale 2002-2004 che è diventato una primula rossa. Un nuovo Prontuario farmaceutico che da settembre aprirà le porte ad aspre contestazioni e forse ad azioni clamorose. Una Finanziaria per il 2003, con quelle misteriose mutue annunciate in modi sempre diversi, che dovrà inevitabilmente sforbiciare non solo le punte degli sprechi. Un testa a testa sulle risorse finanziarie, con le Regioni che già battono cassa al Governo per allargare i cordoni della borsa. E sullo sfondo, un federalismo ancora zoppo, tra tentativi di fughe in avanti e voglie di ritorno (quasi) al passato.

Il presente e il futuro prossimo dell'assistenza sanitaria pubblica sono un percorso a ostacoli, tanto più insidioso in assenza di una netta linea di demarcazione di ruoli e poteri reciproci tra Stato e Regioni. Ma sono insieme il sintomo di un profondo malessere politico e istituzionale, nel passaggio ancora irrisolto da un vecchio welfare che ancora non è morto e quello nuovo che ancora non c'è. O che, almeno, ancora non ha sembianze.

Per la Sanità (Salute, si dice ora) pubblica, è sempre tempo di cantieri a cielo aperto. Di opere che non si concludono e che rischiano di restare altrettante cattedrali nel deserto, proprio come è accaduto fino a ieri (e continua oggi) con gli ospedali mai finiti a dispetto di lavori (e relativi flussi di finanziamento) che durano da decenni. A metterli tutti in fila, i problemi sul tappeto del futuro assetto istituzionale e organizzativo del Ssn, si rischia di non finirla più. Tanti e tali sono i riflessi che si ripercuotono, oltreché negli schieramenti politici, nelle rappresentanze sindacali, sociali e produttive. Con risposte raramente univoche; spesso, anzi, frutto di spaccature all'interno delle stesse singole organizzazioni e coalizioni.

Eppure il tempo stringe. E non solo perché c'è un Dpef da attuare e una manovra 2003 da mettere in campo. Nei prossimi mesi, ma già nelle prossime settimane, sarà il tempo delle decisioni. Con un'agenda che si presenta fitta di appuntamenti. E ricca di insidie.

Medici al bivio. È forse la partita più insidiosa quella sul Ddl che liberalizza l'attività dei medici pubblici proposta da Girolamo Sirchia. Come s'è dimostrato nel tourbillon di incontri e vertici di maggioranza, con sindacati e con regioni che hanno preceduto il primo varo del Ddl da parte del Consiglio dei ministri. Un Ddl che è stato scritto e riscritto in più di quaranta versioni e che a suo tempo l'Economia ha frenato per vederci chi

eventuali oneri aggiuntivi.

Le «valutazioni» sulla spesa sono ora all'ordine del giorno. Anche se Sirchia ha risposto per le rime: sono le Regioni a doverci dimostrare che spenderanno di più, convinto com'è, il ministro, che la "sua" legge farà risparmiare. Risultato: i prossimi giorni saranno frenetici, anche nel tentativo di far rientrare la protesta almeno dei governatori di centro-destra e di rimettere la riforma all'ordine del giorno della Stato-Regioni di giovedì prossimo. Altrimenti tutto slitta a settembre: il parere delle Regioni e il secondo via libera del Consiglio dei ministri. Solo a quel punto la riforma dei camici bianchi potrà approdare in Parlamento. Dove ci si dovrà attendere l'apporto di deputati e senatori. E magari le proteste delle Regioni, se la legge non corrisponderà ai loro desiderata.

Farmaci al costo più basso. Giunto alla quarta manovra farmaceutica nel giro di un anno, il Governo ora punta grosso con la riscrittura del Prontuario farmaceutico. Che abbandonerà le categorie terapeutiche omogenee e si affiderà al criterio del costo/beneficio. Risultato: una nuova riduzione dei prezzi di farmaci e sciroppi pagati dallo Stato. Le industrie sono in rivolta, le multinazionali minacciano (e già alcune lo stanno decidendo) la riduzione secca se non la dismissione degli investimenti in Italia (leggi: taglio dell'occupazione), la stessa Farmindustria ha deciso di "rafforzare" la presidenza.

In questi giorni il decreto legge omnibus (Dl 138/2002) sarà varato definitivamente dal Senato. Poi da settembre in poi c'è da attendersi di tutto. Le trattative, i tentativi di smussare gli angoli, gli assalti delle categorie. E le contestazioni nel caso (una certezza secondo industrie e centro-sinistra) di fuoriuscita dalla rimborsabilità di molti farmaci. Certo è che un taglio alle prescrizioni "non appropriate" avverrà col rafforzamento delle «Note Cuf» (500 mln <SC214,192>) e anche con un giro di vite sui medici. Tutti avranno da ridire, insomma.

Federalismo zoppo. La riforma del titolo della Costituzione volta dal centro-sinistra la scorsa legislatura, non ha certo ancora dato buoni frutti: troppe le zone d'ombra, troppi i punti d'attrito che non hanno chiarito cosa, quanto e "come" spetta a Stato e Regioni.

Un clima di conflittualità permanente che sta scoprendo i già fragilissimi nervi del "pianeta Sanità" e che sta aprendo le porte a modelli di partecipazione alla spesa assolutamente diversi. Come dimostra la mappa delle Regioni che hanno fatto rinascere i ticket o aumentato le tasse (centro-destra) e quelle (centro-sinistra) che hanno agito diversamente. Intanto per il Sud, l'aria non è esattamente cambiata. Il gap difficilmente potrà essere risolto con colpi di bacchetta magica. Anche perché resta irrisolta la questione del federalismo fiscale: la riforma del 2000, ormai è chiaro, ben poco porterà nelle casse delle Regioni meno ricche.
(28 luglio 2002)

Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)

Nel 2002 un buco da 3-3,5 miliardi

 

Lo show down è atteso in settimana: l'Economia dovrebbe dare i responsi finali del tavolo di monitoraggio sulla spesa sanitaria 2001. Risultato indispensabile per consentire alle Regioni di accedere ai fondi extra concessi col patto di stabilità di un anno fa per tappare le falle dei conti fino al 2001.

La Campania, con una manovra varata in fretta e furia la scorsa settimana dopo un incontro Tremonti-Bassolino, è corsa ai ripari tagliando sui farmaci e ricorrendo alla cartolarizzazione di qualche gioiello di famiglia. E un manipolo di altre 5-6 Regioni attende il responso dell'Economia.

Ma la partita sui fondi sarà tutt'altro che chiusa. Le Regioni l'hanno detto chiaramente in Parlamento nell'audizione sul Dpef 2003-2006: le risorse previste dal patto di stabilità non bastano. E le prime previsioni ufficiose già indicano uno sforamento dei conti 2002 vicino a 3-3,5 mld euro. Col risultato di dover attivare nel 2003 manovre di rientro ? ciascuna regione per la sua parte ? dello stesso ordine di grandezza. Rimettendo dunque mano alla leva fiscale o al copayment sempreché ci sia ancora da raschiare qualcosa dal fondo del barile. Manovre improponibili, anche perché ormai i "governatori" sono personalmente esposti, pure politicamente.

Di qui la richiesta al Governo di alzare la posta sul piatto. Richiesta che non potrà essere accolta a cuor leggero, se è vero che la manovra 2003 dovrà fare i conti con le ristrettezze di cassa e con interventi severi di contenimento della spesa pubblica. Per la sanità, dunque, il giro di vite è assicurato. Con quale volontà di restare in tempi medio-brevi entro il sentiero attuale del servizio pubblico, è tutto da vedersi.

Ma la partita delle risorse finanziarie ha anche altri risvolti. Come quello della spartizione annuale della torta del Fondo sanitario nazionale. Il Fsn 2002 addirittura non è stato ancora ripartito tra le Regioni. E sui nuovi criteri per il futuro non si intravedono soluzioni, in un testa a testa che vede diviso Nord-Sud a dispetto delle locali colorazioni politiche: chi vuole premiare l'anzianità, chi le condizioni socio-economiche (o tutt'e due), chi mette l'accento sulla mobilità in entrata o in uscita, chi pensa a un pro-capite secco. Risultato: nessuna decisione e grande confusione sotto il cielo.


 

 

 

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