Fonte:        24Ore Business                                   

Assistenza: ancora al ralenti la legge 328/2000

Servizi sociali nuovi di zecca, in rete, e capaci di rispondere in modo efficiente alle esigenze delle persone più svantaggiate. Questo prometteva la riforma dell'assistenza approvata nell'ottobre 2000 (legge 328/2000). Ma a quasi due anni dall'entrata in vigore del provvedimento le Regioni sono ancora al palo e di risultati concreti se ne vedono pochi e distribuiti in modo molto disomogeneo sul territorio.

Mentre sindacati e opposizione si infuriano contro la proposta contenuta nel Dpef che prevede un ritorno al vecchio sistema delle mutue per «integrare» l'assistenza ad anziani e non-autosufficienti, una ricerca fotografa lo stato d'attuazione di quella che doveva essere una svolta epocale per il sistema italiano di sostegno non solo per disabili e "over-65", ma anche per tossicodipendenti, bambini in difficoltà, giovani coppie e immigrati.

Lo studio è stato curato dalla neonata Associazione Nuovo Welfare: un ente che - con il contributo di ricercatori, parlamentari, docenti universitari e amministratori pubblici - vuole proporre percorsi di studio e di dibattito sul sociale. Fino a oggi nessuna delle amministrazioni locali - chiamate a un ruolo di primissimo piano per rinnovare la rete di assistenza - ha ancora dato pienamente seguito alle disposizioni della legge.

Strumenti inapplicati. I capisaldi su cui puntava la riforma (buoni per l'acquisto di servizi sociali, riordino delle Istituzioni pubbliche di beneficenza e assistenza, sistematizzazione dei rapporti con gli enti non profit, criteri per garantire la qualità delle prestazioni sociali) sono rimasti lettera morta in quasi tutte le Regioni.

Quanto alle Ipab, nonostante il precedente Governo, in adempimento della legge 328, abbia provveduto a emanare il decreto che indicava i criteri per realizzare il pieno coinvolgimento di questi Istituti (il cui patrimonio complessivo è stimato in quasi 20 miliardi di euro) nel sistema integrato di servizi alla persona, nessuna Regione ha ancora mosso un passo per recepire le indicazioni nazionali (eccetto l'avvio di alcuni tavoli di discussione).

E il discorso è simile per i «titoli» per l'acquisto di servizi sociali, dati a categorie disagiate per usufruire di prestazioni di assistenza: solo la Lombardia ha concluso la sperimentazione del buono socio-sanitario per il 2001; la Liguria ha avviato la sperimentazione per il biennio 2002-2003 e la Toscana ha elaborato un progetto limitato al Comune di Firenze.

In alto mare anche la determinazione dei requisiti di qualità per la gestione dei servizi (solo la Basilicata ha individuato i caratteri strutturali richiesti ai centri di accoglienza) e la definizione dei criteri per l'accreditamento: in alcune Regioni esistevano vecchie disposizioni per l'autorizzazione dei soggetti che forniscono servizi sociali, ma mancano del tutto provvedimenti sull'accreditamento e la vigilanza.

Infine, meno della metà delle Regioni ha provveduto a disciplinare i rapporti tra Comuni e soggetti del Terzo settore cui vengono affidate persone in difficoltà, pure se esiste da oltre un anno un atto di indirizzo e coordinamento del Governo in materia.

Gli scenari per il futuro. Da qui al 2005 non è lecito aspettarsi che le cose cambino un gran che: secondo gli 11 esperti consultati dai ricercatori le spaccature tra Regioni più attive nella riorganizzazione dei servizi sociali e Regioni più indietro non potrà essere colmata.

Il nuovo assetto federale dello Stato e il fatto che la legge 328 è stata approvata da una maggioranza diversa da quella oggi al Governo non fanno prevedere azioni ?forti? per favorire l'applicazione omogenea della riforma sul territorio nazionale. In compenso, però, gli esperti prevedono un impatto positivo sul mercato del lavoro: l'attuazione della 328 - anche se parziale e a macchia di leopardo - favorirà l'incremento dell'occupazione nel settore dei servizi sociali e una maggiore professionalizzazione del personale.



 

 

Fimmg Sezione Web di Taranto  Messo in rete  16.07.2002   -   Torna a news