Privacy, la Fimmg insiste sulla modifica della legge


Una vicenda giudiziaria a lieto fine, quella che ha visto imputati alcuni medici di famiglia in presunte (e poi smentite) gravi violazioni della legge sulla privacy, riaccende l’attenzione sul testo della 675/96, da sempre contestato dai medici. Per la Fimmg, afferma il leader Mario Falconi, la modifica legislativa resta uno degli obiettivi più importanti

18/07/02 – La vicenda dei medici del Cos, prima accusati e poi assolti dall’accusa di grave violazione della legge sulla privacy (le accuse si riferivano a una presunta “vendita” di dati sensibili ad alcune aziende farmaceutiche, smentita dalle successive indagini) riporta in primo piano anche le riflessioni sulla legge 675/96. Un testo ambiguo, hanno sempre sostenuto i rappresentanti della categoria dei medici, unico esempio in Europa che non esonera in modo inequivocabile i professionisti sanitari dall’obbligo di ottenere il consenso esplicito per trattare i dati sensibili ai fini della prevenzione, diagnosi e cura.
Sull’argomento è tornato anche in segretario generale della Fimmg Mario Falconi, in una lettera al direttivo nazionale resa pubblica attraverso il sito web del sindacato.
«Da anni ci stiamo battendo – afferma Falconi – per far capire a tutti che i medici italiani non possono accettare, soprattutto in riferimento alla diagnosi e cura, che il cittadino possa dare o non dare il consenso al trattamento dei dati personali».
L’ambiguità della legge 675 risiede nella mancanza di una specifica disposizione che è invece esplicita sia nella direttiva europea sia in tutte le leggi degli altri paesi che l’hanno recepita.
Si tratta della precisazione che esclude i dati finalizzati alla prevenzione, diagnosi e cura dall’obbligo di ottenimento del consenso dell’interessato. Le successive modificazioni hanno tentato di porre rimedio trasformando l’esenzione dal consenso in esenzione dall’autorizzazione preventiva del Garante per il trattamento di tali dati. La stessa direttiva, però, prevede tale autorizzazione non per tutti i tipi di trattamento dei dati, ma solo per quelli «che potenzialmente presentino rischi specifici per i diritti e le libertà delle persone».
A questo punto, è la posizione della Fimmg ma anche di altri organi rappresentativi compresa Fnomceo, è al testo della 675 che si deve mettere mano.
Le misure messe in atto dalla Fimmg in questi mesi nell’attività per la commissione che si sta occupando dell’argomento avrebbero portato a un ammorbidimento delle posizioni del rappresentante dell’authority, riferisce Falconi. Prima c’è stato l’annuncio di un eventuale ritiro della rappresentanza del sindacato dei Mmg dai lavori, e subito dopo l’ipotesi di un atto dimostrativo come l’autodenuncia (singola o collettiva) dei medici della Fimmg alla Magistratura.
«Stiamo già da tempo lavorando alla modifica legislativa», afferma Falconi nella lettera, ma oltre all’inspiegabile falla che disattende di fatto un punto importante della direttiva europea, i medici di famiglia contestano un secondo aspetto che li riguarda direttamente.
Questa volta è un eccesso del legislatore (art 23), che prevede per le strutture sanitarie modalità semplificate per la richiesta di autorizzazione preventiva al Garante: queste vengono concesse se il medico di famiglia provvede a far pervenire la dichiarazione di consenso al trattamento.
«Non ci piace l’idea di essere considerati, in quanto medici di famiglia, soggetti che raccolgono il consenso anche per conto terzi », è il commento di Falconi.
La trattativa per la modifica resta dunque aperta, anche se per ora la strada più probabile resta quella di un ulteriore decreto per l’attuazione del testo presente.

 

Fonte: Il Medico di famiglia

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