Sotto accusa la terapia ormonale, troppi rischi per i benefici che offre


Dopo l’interruzione di un vasto studio prospettico negli Usa (i risultati sono pubblicati da Jama) è sempre più sfavorevole il patrimonio di evidenze sull’utilità della terapia ormonale sostitutiva.

11/07/02 – Quella che giunge da l National heart, lung and blood institute degli Stati Uniti attraverso le pagine di Jama, è probabilmente la più clamorosa conferma di quanto diversi trial avevano indicato negli ultimi anni sulla terapia ormonale sostitutiva. I coordinatori di un vasto studio prospettico (oltre 16 mila i soggetti reclutati) su donne in età postmenopausale con un utero integro, hanno deciso di interrompere lo studio perché era stata superata la soglia statistica di effetti avversi oltre la quale i rischi non erano controbilanciati dai benefici del trattamento. Erano ben noti i quelli circa il tumore del seno, ma per quanto concerne il rischio cardiovascolare si attendevano conferme. Un altro recente studio (HersII, apparso la scorsa settimana su Jama) aveva osservato che le donne in Hrt rischiavano più eventi cardiovascolari nel primo anno di terapia; nei successivi tale rischio si azzerava. In altri termini c’erano dati per ritenere che gli ormoni non proteggessero la donna in menopausa dalle malattie coronariche e dall’ictus.
Da questo nuovo lavoro multicentrico, randomizzato e controllato contro placebo sembra quindi arrivare la conferma a tutti i dubbi già sollevati .
L’interruzione è stata decisa alla fine di maggio, dopo un follow-up medio di 5,2 anni. L’analisi dei dati ha mostrato che la riduzione del rischio relativo per frattura d’anca (0,66), cancro colon-rettale (0,63) e dell’utero (0,66) era comunque accompagnata da un aumento di rischio relativo per embolie polmonari (2,13), malattie coronariche (1,29), ictus (1,41) e cancro del seno metastatico (1,29).
La precedente ricerca era stata tradotta in una raccomandazione del tipo “don’t start, don’t stop”; gli autori sconsigliavano di iniziare la terapia ai soli fini della prevenzione cardiovascolare, ma ritenevano che le donne già in trattamento da più di un anno potessero continuarlo senza rischi significativi.
Dopo la valutazione globale del rapporto rischio/beneficio contenuta in quest’ultimo studio pubblicato su Jama, il coordinatore Jacques Rossouw si spinge a chiedere una rapida revisione dei comportamenti prescrittivi, ritenendo che anche la continuazione oltre il primo anno comporti per le donne rischi intollerabili.



 

Fonte: Il Medico di famiglia

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