Oc, per il rischio di ictus non c’è differenza tra seconda e terza generazione


Nessuna differenza tra contraccettivi orali di seconda e terza generazione per quanto riguarda il rischio di ictus ischemico. Lo sostiene una ricerca olandese: secondo il dato complessivo le donne che assumono la pillola rischiano circa il doppio di quelle che non ne fanno uso.

29/05/02 – Per i contraccettivi orali di terza generazione è ormai accertato che il rischio di trombosi venosa è superiore a quello degli oc di seconda generazione; resta da chiarire l’esito del confronto per quanto riguarda la trombosi arteriosa, e dunque il rischio di ictus.
Secondo uno studio olandese, riportato su Stroke – pubblicazione della American heart association – in questo caso la comparazione non segnala differenze tra la seconda e la terza generazione di contraccettivi orali.
Nove centri olandesi sono stati coinvolti in questa ricerca di tipo caso-controllo, che ha reclutato donne tra i 18 e i 49 anni di età: sono state selezionate 203 pazienti colpite da un primo ictus ischemico, e 925 soggetti di controllo senza patologia vascolare. Tutte le donne hanno compilato questionari sull’uso di contraccettivi orali e sulla presenza di fattori di rischio per l’ictus.
Il dato complessivo mostra, in linea con quanto già dimostrato in passato, che tra le donne colpite da ictus l’uso degli oc era più diffuso che nei controlli: il rischio relativo per chi usa la pillola è pari a 2,3 rispetto a chi non ne fa uso.
La situazione è diversificata se si considerano i vari tipi di contraccettivi: se quelli di prima generazione a dosaggi più elevati aumentano l’incidenza di ictus di 1,7 volte, quelli di seconda generazione con il progestinico levonorgestrel arrivano a raddoppiarla (2,4 volte), e lo stesso fanno quelli di terza generazione con gestodene o desogestrel (2,0 volte).
La significatività statistica dei dati consente di affermare che c’è una differenza tra i primi e i secondi, ma non tra i secondi e i terzi.
Dal punto di vista del rischio di ischemie cerebrali, dunque, poco conta la scelta tra gli oc più recenti e quelli immediatamente precedenti; il risultato di questo studio sembra piuttosto ribadire l’importanza di intervenire su fattori di rischio di importanza già nota, il fumo in primo luogo.

Fonte: Il Medico di Famiglia