Ddl medici: arrivano i camici co.co.co

Medici con contratti di collaborazione coordinata e continuativa (anche medici di famiglia o pediatri di libera scelta)per coprire fino a un quarto del monte ore complessivo, con un rapporto di lavoro analogo, per il momento, a quello degli specialisti ambulatoriali convenzionati con le Asl. Indennità di circa 700 euro lordi al mese per chi sceglie l'esclusività. Primariati anche per chi non opta per l'esclusività. E opzioni rigorosamente reversibili. Sono questi i contenuti dell'ultima bozza del disegno di legge sullo stato giuridico dei camici bianchi, messa a punto dal ministro della Salute, Girolamo Sirchia, e illustrata oggi ai parlamentari della maggioranza. Il testo dovrebbe approdare la prossima settimana sul tavolo di Palazzo Chigi.

Nei sei articoli dello schema si chiarisce che il medico in esclusiva non può svolgere attività libero professionale extramuraria autonoma, mentre quello non esclusivo potrà anche lavorare in studi privati e in strutture non accreditate con il Ssn, purché non in modo subordinato e senza conflitti d'interesse.

L'attività libero professionale intramuraria dovrà avere come obiettivo prioritario l'abbattimento delle liste d'attesa. Solo dopo il medico in esclusiva potrà esercitare la sua libera professsione all'interno dell'azienda e in altre strutture pubbliche o private non accreditate appositamente convenzionate o svolgere consulenze e/o consulti.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Bocciatura secca da parte di Anaao e Cgil medici. "Non si tratta di non volere la flessibilità ma non può essere utilizzata ovunque e la corsia è uno di questi posti", ha affermato Serafino Zucchelli, segretario nazionale dell'Anaao. "Un pericoloso passo indietro per la categoria frammisto ad una consumata ed intollerabile demagogia nei confronti dei pazienti", commenta Roberto Polillo (Cgil medici)."Si
reintroduce - continua - la possibilità per il primario e per gli altri dirigenti di potere svolgere la libera professione ovunque, non solo presso il proprio studio ma anche presso le cliniche private. Come si può sostenere senza mentire spudoratamente che tale misura vada incontro alle esigenze dell'utente? E' invece vero l'esatto contrario; i pazienti per potersi curare dovranno prima versare la gabella in clinica privata ai medici che vi svolgono la libera professione e poi forse potranno accedere nella struttura pubblica per farsi curare davvero".

All'attacco è partrita anche l'ex ministro della Sanità e resposabile delle politiche sociali della Margherita, Rosy Bindi, che ha definito "indecenti" le proposte. "Viene sferrato - ha sostenuto - un colpo durissimo alla professione e al sistema sanitario nazionale. Le proposte indecenti sul rapporto di lavoro medici dei medici presentate oggi sono la legittimazione del doppio binario, in una Sanità al servizio dei baroni e non dei cittadini, delle convenienza del mercato e non della salute. Arriva la deregulation della salute".
(15 maggio 2002