Istat: la strada del federalismo lastricata di attese troppo lunghe

Decentramento gestionale e amministrativo, assistenza sanitaria uniforme limitatamente ai soli livelli essenziali e obiettivi di appropriatezza superstar. Sono questi, secondo l'Istat, i binari verso cui la Sanità italiana si è incanalata con le riforme varate negli ultimi dieci anni, a partire dal Dlgs 502/92. Il viaggio verso l'efficienza è però soltanto cominciato. Lo provano le liste d'attesa ancora troppo lunghe, specchio di "un sistema pubblico con un livello di accessibilità non completamente soddisfacente, soprattutto per quanto riguarda le strutture pubbliche".

Nel Rapporto annuale 2001, l'Istat rileva come la definizione delle competenze tra Stato e Regioni resti ancora "una questione aperta". E ricorda che il Dlgs 56/2000 ha modificato il sistema di finanziamento del Servizio sanitario nazionale, prevedendo che le amministrazioni locali provvedano tramite risorse proprie: il Fsn è dunque sostituito dal "Fondo di solidarietà perequativa" che poggia sul principio della "solidarietà tra le Regioni". Le quote, stabilite annualmente, diminuiranno ogni anno. Fino all'azzeramento, fissato al 2013, "termine entro il quale si dovrà concludere il processo di perequazione degli squilibri preesistenti". Un nodo da sciogliere insieme con quello dell'effettiva uniformità dei livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale. Il recupero di efficienza, in altre parole, non dovrà tradursi in ulteriori squilibri sul fronte dei servizi al cittadino.

Il rapporto ripercorre i dati sui ricoveri, sottolineando come la diminuzione della degenza media in regime ordinario (passata da 9 giorni del 1994 a 7 nel 1999) avrebbe potuto rappresentare un risparmio economico, se non si fosse contestualmente accompagnata da un aumento nel numero dei ricoveri, passati dagli 8,6 milioni del 1994 agli oltre 10,1 milioni nel 1996 e assestatosi intorno ai 9,9 milioni negli anni più recenti.

Infine, la nota dolente: le liste d'attesa. L'Istat ricorda che la guerra alle attese è uno degli obiettivi strategici del Piano sanitario nazionale 2002-2004. E cita i risultati del monitoraggio condotto nel 2000 dalla commissione di studio ad hoc del ministero della Salute: l'87,9% delle prestazioni diagnostiche è erogato da strutture pubbliche o accreditate e quasi il 10,9% da strutture private; la percentuale più alta di accertamenti programmati o per cui non si è atteso nemmeno un giorno si registra nelle strutture accreditate (55,4%), seguite da quelle private (49,1%). Il 53,7% degli accertamenti effettuati nel settore pubblico sono erogati con tempi d'attesa inferiori a 60 giorni, la percentuale scende al 49% nelle strutture private. E' sempre nelle strutture pubbliche che si registra la percentuale più alta degli accertamenti per cui è stato necessario aspettare oltre 60 giorni; il 3% degli accertamenti cade in questa fascia di attesa. Nel privato accreditato si attesta allo 0,7%.
(21 maggio 2002)

Manuela Perrone

Fonte : 24 ore Sanita'- News in Primo Piano