Marche, i medici di famiglia chiedono una sanità a misura di distretto


Abbandonare una visione centrata sulle Asl e valorizzare i distretti: è ciò che serve alla sanità marchigiana per muoversi verso l’appropriatezza. Gli strumenti sono nell’accordo integrativo regionale per la medicina di famiglia: i medici della regione chiedono di mettere in pratica ciò che per ora è rimasto sulla carta.

Senigallia (An), 24/05/02 – l’accordo regionale per la medicina di famiglia firmato nelle Marche è uno strumento con buone potenzialità, ma resta ancora sulla carta per alcuni aspetti starategici: quello che riguarda la programmazione e il controllo dell’appropriatezza e nei distretti, ad esempio, ed è proprio su questo punto che i medici di famiglia della regione chiedono di passare all’azione in tempi brevi.
«In una regione piccola e a popolazione spersa come la nostra – sostiene Alberto Oliveti, segretario regionale della Fimmg – riteniamo che il Distretto sociosanitario sia il vero centro nodale del sistema, dove le legittime esigenze di salute del cittadino trovano rispondenza in offerte assistenziali adeguate, appropriate e integrate».
La richiesta della Fimmg, spiega, è quella di andare oltre il dibattito in corso nella regione sull’accorpamento delle Aziende sanitarie (il pesante deficit regionale impone la riduzione del loro numero) e passare alle fasi operative che coinvolgano i distretti.
«Nelle Marche abbiamo firmato un accordo integrativo per la medicina che è davvero valido: prevede misure che premiano l’associazionismo, l’apertura degli studi il sabato mattina, la disponibilità telefonica del medico per sette ore al giorno, l’assunzione di personale specificamente formato. Noi stiamo facendo la nostra parte per intervenire per quanto è possibile sulla domanda di salute».
Quello che resta da fare è intervenire sull’offerta di salute: si tratterebbe, spiega Oliveti, di rendere operativa la parte dell’accordo che riguarda il funzionamento dei distretti. L’accordo prevede l’istituzione di un Osservatorio regionale per l’appropriatezza, che si dirama nei vari distretti con gli Ucad, uffici di coordinamento dell’attività distrettuale. Sono già state individuate nei 36 distretti marchigiani le figure che dovranno svolgere questo compito, ma per ora il lavoro di coordinamento, programmazione e verifica è praticamente inesistente.
«Fino ad oggi – conclude Oliveti – i distretti sono stati gestiti in senso puramente burocratico-amminisrativo. Con questo accodo per la medicina di famiglia si è creata l’architettura strutturale per far sì che i distretti funzionino, ma adesso chiediamo l’operatività vera».
I medici di famiglia si aspettano dunque una sanità regionale a misura di distretto e un coinvolgimento maggiore nella programmazione territoriale, con la promozione di percorsi assistenziali e di metodi di lavoro uniformi.

Fonte: Il Medico di famiglia