Melanomi: troppi sospetti sovraccaricano di lavoro le cliniche dermatologiche


Le visite dermatologiche per il controllo dei nei sono richieste in numero eccessivo: lo sostengono in una ricerca alcuni dermatologi dell’università di Firenze, che invitano i medici di famiglia a “filtrare” meglio le richieste. Molte visite sono prescritte solo per la presenza di fattori di rischio, ma non di lesioni sospette.

Firenze, 08/05/02 – Uno studio dell’università di Firenze invita la medicina di famiglia a una più attenta azione di filtro nei confronti delle persone che richiedono una visita per controllare le lesioni pigmentarie.
La ricerca è apparsa sulla rivista Dermatology; i dati offrono spunti di riflessione interessanti sulle relazioni tra l’attenzione che la stampa laica e le associazioni di malati dedicano al rischio melanoma, le richieste di accertamenti da parte dei pazienti e l’opportunità delle visite dermatologiche.
Nella presentazione dello studio gli autori hanno sottolineato che le cliniche dermatologiche ricevono un numero crescente di richieste per il controllo di lesioni pigmentarie, che portano a un sovraccarico di lavoro difficilmente gestibile.
Dall’analisi di 193 casi inviati dai medici di medicina generale alla clinica per le lesioni pigmentarie dell’Università di Firenze, è risultato che in soli 13 casi (il 6,7 per cento) si era di fronte a una lesione sospetta. L’analisi istologica ha rilevato un melanoma in tre casi, l’1,6 per cento del totale.
Complessivamente circa il 40 per cento dei soggetti sono giunti alla visita specialistica per presenza di una lesione giudicata sospetta dal medico di medicina generale. Nel restante 60 per cento dei pazienti la visita era stata richiesta per la presenza di fattori di rischio per melanoma, ma senza riferimenti precisi alla presenza di lesioni.
Nel primo caso il dermatologo ha confermato la definizione di “lesione sospetta” nel 9 per cento dei pazienti, e ha formulato la diagnosi di melanoma nel 3, 9 per cento. Se le percentuali risultano così basse già quando il medico di base ha esaminato direttamente il paziente e individuato la lesione, è il caso di evitare almeno le richieste della visita solo sulla base dei fattori di rischio per melanoma, come il numero di nei: gli autori formulano la richiesta rivolgendosi direttamente ai medici di famiglia, allo scopo di evitare inutili carichi di lavoro alle strutture specialistiche, con conseguenze sulle liste di attesa. Solo se il numero di nei supera i cinquanta, suggeriscono i dati, può essere giustificato l’accertamento da parte dello specialista.
Gli autori tuttavia non fanno risalire solo alla medicina di famiglia la ragione del sovraccarico di richieste, ma riconoscono anche che buona parte dell’eccesso di domanda di può dipendere dalle pressanti campagne informative al pubblico sui rischi da ultravioletti.