Statine e polinsaturi, una possibilità da valutare nello scompenso cardiaco


Rosuvastatina e acidi grassi polinsatutri saranno impiegati in combinazione nello studio Gissi-Hf, multicentrica che coinvolgerà 500 reparti ospedalieri in tutta Italia. La finalità è valutare se le statine, e in particolare questo nuovo inibitore della HmgCo-A, sono utili nello scompenso cardiaco.

28/05/02 – Una nuova ipotesi per l’impiego delle statine è l’idea che sta alla base delleo studio Gissi-Hf, una ricerca multicentrica che si apresta a coinvolgere circa 500 reparti ospedalieri di cardiologia e di medicina interna sul territorio italiano. Con la ricerca si valuterà se i pazienti con scompenso cardiaco, di varie fasce di età e classe funzionale, possono beneficiare, in aggiunta alla terapia standard, di un trattamento con una statina e acidi grassi polinsaturi n-3 (n-3 Pufa).
Sarà impiegata la rosuvastatina, molecola attualmente in fase di registeazione sia in Europa che negli Stati Uniti: negli studi ad oggi condotti il farmaco sembra aver portato a risultati clinici migliori rispetto ad altri consolidati inibitori dell’HmgCo-A, con un profilo di tollerabilità paragonabile.
La riduzione di mortalità è stata ampiamente provata per le statine e per i Pufa nel paziente con coronaropatia, ma la possibilità di un beneficio nello scompenso cronico non è ancora stata vagliata: alla radice di questa ipotesi di lavoro ci sono soprattutto la regolazione delle funzioni endoteliali e l’azione antinfiammatoria esercitata dalle statine e dai polinsaturi, e il miglioramento gobale del profilo lipidico.
Saranno circa 7000 i pazienti coinvolti, che verranno trattati per un periodo minimo di 3 anni; la pubblicazione dei primi risultati è invece prevista per il 2007.
 

Fonte: Il  Medico di Famiglia