TARANTO  / Maxi-truffa all'Asl: arrestato Giuseppe Brizio
di Ettore Raschillà
Corriere del Giorno

Questa volta non c'è stato alcun "memoriale", questa volta nessun inquisito ha parlato, nessun testimone ha rivelato particolari sconvolgenti. L'ultima clamorosa iniziativa giudiziaria che si registra nell'ambito dell'inchiesta sulla maxi-truffa ai danni della ASL di Taranto è maturata a conclusione di una meticolosa attività investigativa.
La stessa che nella tarda mattinata di ieri ha portato all'arresto dell'imprenditore Giuseppe Brizio, Direttore generale dell'Azienda sanitaria locale fino ad alcuni anni fa, prima della nomina a dirigente del dott. Vito Armenise. Quella che ha visto come destinatario l'ennesimo insospettabile travolto da un "ciclone" la cui impetuosità non accenna a scemare non è stata l'unica ordinanza di custodia cautelare eseguita nella gior-nata di ieri. Gli esiti degli ulteriori accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza hanno fatto scattare contestazioni inedite a carico di indagati già detenuti: l'amministratore della "Global by Flight", Armando Parnasso, ed il funzionario della ASL dott. Raffaele Bruno Lo Savio, che è sospettato di aver investito soldi ricevuti dallo stesso Parnasso nell'acquisto di immobili e terreni per un valore complessivo di un miliardo e 600 milioni di vecchie lire. Il tutto per andare ad aggravare una posizione processuale che appare già compromessa.
Le misure detentive sono state notificate in un momento storico probabilmente decisivo per l'intera vicenda. Il lavoro della Procura tarantina sta puntando a definire i contorni di un "caso" che, nonostante gli arresti "eccellenti", è ben lontano da una sua conclusione. Il sistema dei mandati di pagamento firmati a fronte di operazioni e servizi inesistenti sembra esser stato svelato in ogni suo aspetto. Sono pochi i passaggi non ancora individuati, al momento c'è più di un "giallo" da risolvere, ma la prima fase delle indagini sembra esser giunta al livello che i magistrati si erano prefissi. L'accusa parla di un raggiro di circa 12-13 miliardi delle vecchie lire la cui messa a punto sarebbe stata possibile grazie al pagamento di tangenti. Un'ipotesi costata "molto cara" ad otto indagati, tre dei quali sono comunque riusciti a lasciare il carcere dopo chiarimenti e giustificazioni. Che, ad ogni modo, non sembrano esser stati in grado di imprimere la svolta determinando gli ultimi, imprevisti sviluppi dell'inchiesta.
Il fatto che si sia arrivati all'esecuzione del provvedimento cautelare la dice tutta sulla delicatezza della posizione di Brizio. Già interrogato in gran segreto lo scorso 9 maggio dagli inquirenti, alla presenza del proprio legale avv. Nicola Marseglia, l'ex manager aveva negato con decisione di aver intascato tangenti, di aver agevolato Parnasso nell'aggiudicazione degli appalti e di aver preteso di firmare determinati mandati di pagamento a favore della "Global by Flight". Nel corso del colloquio avuto con il pubblico ministero dott. Pietro Argentino, il vecchio Direttore generale della ASL si era detto pure disposto a fornire ulteriori chiarimenti qualora fosse servito a delineare meglio il suo ruolo e a dimostrare la propria estraneità ai fatti. Ma, alla luce di quanto deciso dalla magistratura, le giustificazioni addotte non hanno persuaso più di tanto. E sono andate a scontrarsi con indizi di colpevolezza gravi, precisi e concordanti.
Stando a quanto emerge dalla misura cautelare firmata dal giudice delle indagini preliminari dott. Luciano La Marca su richiesta del procuratore dott. Aldo Petrucci e del pubblico ministero dott. Argentino, ad aver avuto un peso per l'adozione del provvedimento sono state principalmente tre circostanze: la presunta richiesta che Brizio avrebbe fatto a Parnasso di assumere del personale; lavori di ristrutturazione effettuati nella villa del manager e forse "saldati" con soldi di Parnasso; delibere di pagamento che vengono ritenute dagli inquirenti illegittime. Per ciò che concerne la seconda ipotesi accusatoria, c'è da dire che ha preso corpo nell'ambito degli interrogatori che le "Fiamme gialle" hanno effettuato allo scopo di far luce sulle modalità di pagamento seguite da Armenise per compensare i lavori nella sua residenza in campagna. In quell'ambito, gli investigatori hanno avuto modo di apprendere (e questo dal titolare della ditta di costruzioni che si occupò della ristrutturazione della villa) che una grossa somma di danaro per quelle opere fu versata da Parnasso e che lo stesso Armenise avrebbe sborsato "soltanto" 48 milioni. Come è noto, quel particolare ha prodotto un unico effetto: incrinare in modo deciso l'attendibilità delle dichiarazioni dell'ex Direttore generale dell'Azienda sanitaria facendolo terminare in carcere con l'accusa di corruzione.
Ma non basta. Sempre nel corso di quelle audizioni sono spuntati particolari anche in relazione ad altri lavori edili, e cioè a quelli eseguiti nella villa di Brizio. A quanto pare, la medesima impresa di costruzioni avrebbe dato una "risistemata" alla proprietà dell'ex manager facendosi pagare complessivamente 630 milioni delle vecchie lire. Una cifra che però sembra abbia tratto alimento anche dalla disponibilità economica di Parnasso. Che, secondo la tesi dell'accusa, avrebbe versato nelle mani dell'imprenditore edile 50-70 milioni delle vecchie lire. Ed il resto? Alla luce dei riscontri investigativi, la parte mancante sarebbe stata pagata da Brizio sia in contanti sia con assegni postdatati. Ma il sospetto, che ha poi fatto scattare l'arresto, è che una buona parte della somma necessaria per saldare i lavori sia stata data all'ex manager dallo stesso Parnasso. Un sospetto pesante, che comunque toccherà agli esiti degli accertamenti bancari dover fugare o confermare.
In altri termini, per l'accusa si sarebbe verificato ciò che pare sia già accaduto per Armenise. In ogni caso, sul capo di Brizio c'è anche la contestazione relativa alla presunta richiesta di procedere all'assunzione di almeno una quindicina di persone. Sulla scorta di quanto Parnasso riferì nell'ambito del suo primo interrogatorio di garanzia, Brizio non avrebbe mai chiesto nè preso soldi, ma soltanto chiesto di far assumere determinati soggetti e solo dopo che gli appalti erano stati assegnati alla "Global by Flight". Un particolare che, a giudizio degli inquirenti, spiegherebbe il perchè Brizio potrebbe aver firmato mandati di pagamento anche quando aveva ultimato il suo compito nella ASL. Una situazione che sarebbe stata appresa dagli inquirenti nel corso della raffica di audizioni fin qui tenute.
Il quadro venutosi a delineare ha indotto i p.m. a chiedere nei confronti di Brizio l'adozione della misura detentiva ed il gip a renderla esecutiva. La necessità di procedere all'arresto dell'ex Direttore generale si è resa ineludibile alla luce della sussistenza del pericolo di inquinamento probatorio. Un pericolo che non ha mai "abbandonato" l'inchiesta. Un pericolo che viene ritenuto estremamente fondato se si pensa che proprio agli inizi delle indagini sono misteriosamente spariti dagli uffici ASL gli originali di mandati di pagamento e che alcuni testimoni avrebbero reso dichiarazioni palesemente in contrasto con quanto era già emerso in precedenza da approfondite verifiche.
Dalla tarda mattinata di ieri il dott. Giuseppe Brizio si trova in carcere gravato da accuse che vanno dall'associazione a delinquere alla corruzione e dal concorso in abuso in atti d'ufficio alla truffa. Una serie di contestazioni che l'ex manager potrà confutare quando sarà fissato l'interrogatorio di garanzia a suo carico. Così come dovranno fare sia Parnasso che Lo Savio, anch'essi colpiti dall'ennesimo provvedimento cautelare (per l'imprenditore è il terzo della serie). Il tutto mentre l'inchiesta va avanti senza fermarsi, senza tirare il fiato, senza dare l'impressione di essere vicina al capolinea. Del resto, il lavoro degli inquirenti non è affatto finito. Anzi. Adesso, il prossimo capitolo dovrebbe essere quello relativo all'individuazione delle destinazioni ultime di cospicue somme di danaro. Le stesse di cui più di qualcuno ha parlato senza sapere che fine abbiano fatto. Il sospetto è che siano terminate in "fondi neri" oppure che siano stati riciclati in altre attività. Alle indagini il compito di trovare le prove.