Terapie antidolore ancora al ralenti

L'appuntamento è per il 26 maggio, prima «Giornata nazionale del sollievo». L'occasione cioè, per promuovere e testimoniare in tutta Italia, con iniziative di sensibilizzazione e solidarietà, la cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e morale di tutti i pazienti affetti da malattie inguaribili. Un evento soprattutto simbolico, ma tanto più necessario in un Paese che, come ricorda il Piano sanitario nazionale, è ancora fanalino di coda in Europa nell'utilizzazione dei farmaci oppiacei e nella diffusione degli hospice, i Centri per le cure palliative sul territorio nazionale.

E se negli ultimi anni molto è stato fatto, soprattutto con l'adozione, nel 1999 del «Programma nazionale per la realizzazione di strutture per le cure palliative» e con lo stanziamento complessivo dei circa 206,58 milioni di euro erogati alle Regioni in due tranche, molti progetti restano ancora sulla carta. Come dire che la struttura portante c'è, ma in troppi casi si deve ancora partire.

I progetti per la realizzazione degli hospice ? strutture residenziali che dovrebbero costituire uno degli pilastri della rete delle cure palliative, insieme con l'assistenza domiciliare e ambulatoriale ? e che ogni Regione è tenuta a inviare al ministero della Salute per aggiudicarsi i finanziamenti, sono in quasi tutte le 21 realtà italiane a buon punto. Eppure ? a leggere le direttive ad hoc approvate dai singoli Governi regionali ? risulta che i 155 hospice, per complessivi 1.667 posti letto, che hanno ricevuto i fondi sono ancora in fase di ideazione o in cantiere.

Una "rivoluzione a metà", se solo si considera che dalla progettazione alla realizzazione delle strutture, ammesso che i lavori partano subito, trascorrono in media 300 giorni.

Hospice ancora in troppi casi ben lungi dall'essere operativi, insomma, mentre sono circa 300mila le persone che ogni anno, nel nostro Paese, necessitano di terapie per combattere il dolore cronico o per alleviare le sofferenza causate dalla fase terminale di un tumore.
Certo, i casi di eccellenza non mancano, spesso affidati alle singole iniziative di Regioni che, come l'Emilia Romagna, hanno giocato d'anticipo, approvando ante litteram il programma regionale sulle cure palliative e avviando l'assistenza domiciliare ai malati oncologici. O come il Veneto, che ha messo in campo, a Padova, anche un hospice per bambini. O ancora, il Lazio, che già nel 1998 aveva attivato in via sperimentale 130 posti letto in cinque centri residenziali, a Roma e a Viterbo.

Per non parlare della Lombardia, che - oltre ad aver approvato la scorsa settimana una mozione ad hoc sull'uso medico della cannabis (vedi articolo in pagina) - a una rete "antidolore" già fortemente strutturata affianca l'attenzione cruciale sulla formazione: proprio nei giorni scorsi la Regione ha concluso corsi per medici e infermieri.

Già, la formazione. Se anche gli hospice fossero tutti pronti, chiavi in mano, resterebbe aperto il tema spinoso della preparazione adeguata dei coordinatori e degli operatori chiamati a lavorarvi.

Fermo al palo l'avvio del corso pilota nazionale di alta formazione in medicina palliativa, su cui in sede di Conferenza Stato-Regioni i Governi locali hanno sollevato obiezioni in merito ai requisiti per l'accesso degli operatori, oggi il panorama è affidato al "fai-da-te" dei corsi organizzati dalle associazioni di volontariato o dalle Regioni più attente. Iniziative più o meno strutturate, ma che necessariamente scontano l'assenza di indicatori nazionali.

«Un fai-da-te ? commenta infatti Giorgio Trizzino, già membro della revocata commissione ministeriale sulle cure palliative ? che rischia di creare percorsi disomogenei. Del resto, fino a oggi l'unica iniziativa a carattere nazionale si è risolta, nel 2001, in un corso dell'Istituto superiore di Sanità destinato a pochi formatori in cure palliative. Quanto al corso pilota nazionale, superata l'impasse che ne lo ha bloccato, il via libera dovrebbe arrivare in una delle prossime conferenze Stato-Regioni».

Intanto, ancora lontana l'ipotesi di una specializzazione universitaria in cure palliative, l'alternativa su cui i ministeri della Salute e dell'Università stanno lavorando è la via più breve di master, rispettivamente di primo e di secondo livello, per infermieri e medici.

Formazione in alto mare, non meno della realizzazione degli hospice, dunque. Ed ecco il terzo neo: l'individuazione di indicatori di qualità dei percorsi assistenziali, necessaria per far partire col piede giusto strutture e reti di assistenza. Ma su questi, promette Trizzino, siamo in dirittura d'arrivo.

«E' ormai pronto sul tavolo del ministro della Salute ? spiega ? un decreto che propone un modello molto esaustivo su indicatori di qualità differenziati per la rete di assistenza in generale, per l'assistenza domiciliare, per strutture hospice. Prima dell'estate ci aspettiamo la firma del ministro».
La speranza è che non resti, di nuovo, tutto sulla carta.