Tumori all'utero: parte in Italia la sperimentazione del vaccino contro il papilloma virus



Parte dall'Italia il primo programma mondiale di vaccinazione sperimentale contro il "papilloma virus" (Hpv), responsabile del 99% dei 27mila casi di cancro al collo dell'utero che si verificano ogni anno in Europa. E in Italia si apre quindi la possibilità, per la prima volta al mondo, di prevenire uno fra i tumori più temuti, il secondo al mondo per frequenza (dopo quello della mammella), il settimo in Europa, dove uccide 11mila donne, il 40% dei casi totali.

Lo hanno annunciato a Palermo, Antonio Perino, presidente della Società italiana di colposcopia e patologia cervico-vaginale oltre che coordinatore della parte italiana del programma, e Massimo Moscarini, direttore della Clinica ginecologica dell' Università La Sapienza di Roma.

La campagna, decisa a livello mondiale nel corso di una riunione di esperti ai massimi livelli svoltasi recentemente in Giappone, si basa sul fatto che finalmente è disponibile, dopo anni di ricerche, un vaccino contro l'Hpv, la cui innocuità (non contiene il Dna virale) è già stata dimostrata in uno studio pilota. E proprio anticipando la partenza del programma mondiale, che prevede la sperimentazione del vaccino su 5mila giovani donne tra i 16 e i 23 anni, in Italia si parte nel mese di giugno, in sei Centri: l'Istituto materno infantile dell'Università di Palermo (centro coordinatore), l'Ospedale Sant' Andrea di Roma (Università La Sapienza), l'Istituto dei Tumori Regina Elena, sempre di Roma, l'Istituto dei Tumori di Milano, la Clinica Malattie Infettive e Tropicali degli Spedali Civili
di Brescia e l'Istituto dei Tumori Fondazione Giovanni Pascale di Napoli.

Ognuno dei centri italiani arruolerà da 20 a 30 giovani donne, appunto tra i 16 e i 23 anni, che vaccinerà con tre dosi (0, 4, 6 mesi) e seguirà dal punto di vista clinico per quattro anni. L'obiettivo è verificare nel campione mondiale di 5000 giovani donne "un macroscopico calo" rispetto al numero dei casi attesi di cancro della cervice uterina. "Casi che - come ha detto Perino - soprattutto nel Nord Europa, sono andati recentemente incrementandosi, di pari passo con il moltiplicarsi dei comportamenti a rischio dovuti alla libertà sessuale".

Dati del centro per il controllo delle malattie di Atlanta stimano, a livello mondiale, una prevalenza di 300 milioni di casi di infezione "solo" della cervice uterina e 40 milioni di lesioni precancerose. Fortunatamente solo una piccola parte dei casi di infezione dà origine al tumore, ma in quasi tutti i casi di cancro del collo dell'utero si è trovata la responsabilità dell'Hpv. L' infezione con Hpv è infatti considerata la malattia a trasmissione sessuale a più elevato rischio oncogeno sulla cervice uterina.

In Finlandia, un dato sorprendente - ha osservato ancora Perino - è rappresentato da un incremento del 60%, negli anni '90, dell'incidenza del carcinoma del collo dell'utero, in particolare nelle giovani donne, in relazione col cambiamento dei costumi sessuali: il passaggio da 2,6 a 5,9 del numero medio di partner e l' abbassamento dell'età media del primo rapporto sessuale da 19,7 a 18,1 anni.

I problemi incontrati nell'approntare un vaccino erano anche dovuti al fatto che questo virus conta un numero enorme di sottotipi, fino a 100 e oltre, non tutti oncogeni. "In particolare - ha detto Moscarini - i sottotipi 16 e 18 si sono rivelati ad alto rischio oncogeno (inattivano due proteine importanti per la regolazione del ciclo cellulare, p53 e pRB). Due altri sottotipi, 6 e 11, sono invece direttamente responsabili dei 'condilomì, che rappresentano una delle malattie a trasmissione sessuale più diffuse. Il vaccino è stato preparato proprio con proteine esterne (quindi senza il Dna virale) dei virus 6,11,16 e 18".

Fonte : Sole24 ore Sanita'