Fonte:        24Ore Business                                          

 Assistenza, fallimento delle Regioni

Procede lentamente e a macchia di leopardo l'applicazione della legge quadro sull'assistenza nelle Regioni. E si traduce spesso in interventi isolati esporadici, con il rischio di non assicurare sul territorio nazionale livelli uniformi. La spesa sociale, poi, diminuisce, anziché aumentare. Sono dati allarmanti, quello che emergono da un'inchiesta dello Spi-Cgil sullo stato di attuazione della legge 328/2000. Che risente, secondo l'indagine, di omissioni da parte del Governo: a livello centrale sono state già ripartite risorse per oltre 3,2 miliardi di euro, senza però che l'Esecutivo qualificasse l'investimento predisponendo significative misure previste dalla legge, come la definizione dei livelli essenziali e uniformi di prestazioni sociali e l'emanazione di direttive ad hoc per evitare sovrapposizioni e diseconomie, per assicurare che le risorse erogate fossero a titolo di cofinanziamento e per introdurre forme di monitoraggio, verifica e valutazione di costi, rendimenti e risultati.

Il fai-da-te regionale. Senza bussola, ogni amministrazione ha imboccato la sua via all'assistenza. Alcune stanno predisponendo livelli uniformi di prestazioni, altre non sono andate al di là dei servizi minimi. In tutte si osserva un forte scollamento tra il dettato della legge e dei regolamenti e quanto effettivamente attuato. Duro il giudizio sulla Lombardia, accusata di aver introdotto un modello di programmazione sociale "fortemente dipendente dalla programmazione sanitaria, caratterizzato anche dalla debolezza del ruolo degli enti locali, a vantaggio esclusivo del privato sociale".
A partire dal 2001, poi, le Regioni hanno ridotto gli stanziamenti: nei bilanci di previsione, la quota destinata all'assistenza sociale è diminuita, rispetto al 2000, da 2,3 a 2,2 miliardi di euro. E la quota percentuale per interventi a sostegno delle fasce deboli, dei tossicodipendenti, degli anziani, dei minori e dei disabili è scesa dal 2 all'1,8 per cento. L'"effetto elezioni" - si legge nell'inchiesta - ha probabilmente gonfiato i bilanci di previsione 2000 di quasi tutte le Regioni: in quell'anno, infatti, la spesa sociale è aumentata vertigisonamente, soprattutto al Sud. E' però probabile che il "taglio" del 2001 sia in parte dipeso dal fatto che le Regioni hanno spesso utilizzato le risorse del Fondo nazionale non come aggiuntive, ma cone sostitutive delle proprie quote sociali.
I primi dati riferiti al 2002 confermano il trend negativo della spesa sociale e la carenza di programmazione.
I decrementi maggiori si sono registrati in Sardegna, dove gli investimenti per il sociale si sono praticamente dimezzati, in Veneto e in Lombardia. Le Regioni che hanno aumentato la spesa sono state soprattutto Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Calabria, Puglia, Lazio, Molise, Abruzzo, Emilia Romagna e Toscana.
Nel 2001 la peculiarità degli interventi è stata nello squilibrio territoriale, stavolta non il solito dualismo Nord-Sud, quanto le enormi differenze esistenti tra Regioni a statuto ordinario e Regioni a statuto speciale. La Valle d'Aosta, le Province autonome di Trento e Bolzano e il Friuli-Venezia Giulia sono infatti state le più "virtuose". Secondo lo Spi-Cgil, il divario si spiega con un sistema istituzionale "ormai anacronistico", che ha attribuito maggiori competenze e sommerso di trasferimenti statali le cinque Regioni a statuto speciale e che ancora tarda ad andare in soffitta.

Una legge disattesa. Nessuna Regione ha applicato la 328 in tutte le sue parti. Sei governi locali hanno approvato il piano sociale o sociosanitario, e soltanto quattro nei tempi previsti. Otto amministrazioni stanno esaminando in questi mesi nuovi testi organici o stanno provvedendo ad aggiornare i piani. "Almeno in prima applicazione - sostiene lo Spi-Cgil - il Piano socale e il Fondo nazionale per le politiche sociali sono destinati a funzionare rispettivamente quali semplici piano di riparto e contenitore di risorse destinate al sociale".
Non solo. In alcuni casi si ha l'impressione che le Regioni abbiano recepito le disposizioni programmatiche principali della legge quadro ai fini del mero adempimento istituzionale e per ottenere fondi aggiuntivi, non certo per implementare un sistema organico di norme di riordino dell'assistenza.

 

Fimmg Sezione Web di Taranto  Messo in rete  13.11.2002   -   Torna a news