Fonte:        24Ore Business                                      

Sotto la lente caratteristiche e attività dei medici di famiglia italiani

Sono tanti, non cercano vie di fuga nella libera professione, vivono da separati in casa con le strutture assistenziali presenti nel territorio, lavorano prevalentemente «confinati» in studi «elementari». Ma continuano a essere - con quasi 14mila visite l'anno a testa - i veri pilastri della sanità pubblica nazionale.

È questo l'identikit dei medici di famiglia degli anni 2000 come emerge da uno studio realizzato dall'economista Aldo Piperno, docente di scienze dell'organizzazione e direttore del corso di perfezionamento in management dei servizi sanitari dell'Università Federico II di Napoli, per conto della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale).

Proprio ieri, il maggior sindacato di categoria con circa 30mila iscritti, ha concluso i lavori del 54° congresso nazionale con il richiamo del segretario nazionale, Mario Falconi, alla centralità professionale del medico di famiglia nel Ssn in vista dell'avvio delle trattative per il rinnovo della convenzione, previsto entro il 2003.

Tra gli obiettivi individuati dall'esercito dei generalisti, l'ampliamento delle responsabilità professionali con la revisione dei livelli uniformi di assistenza identificati dai Lea, la ricerca di nuovi ruoli all'interno di Asl e distretti, l'apertura all'uso esteso delle nuove tecnologie per la gestione del paziente.

Una rivoluzione culturale, insomma, per quei professionisti della salute che - secondo la ricerca (di cui settimanale «Il Sole-24 Ore Sanità» n. 44/2002 pubblica un'ampia sintesi) - continuano a svolgere gran parte del loro mestiere in ambulatorio, dedicando in media sei-sette visite l'anno da 8 minuti l'una a ciascun paziente e ponendosi così in linea con gli standard delle cure garantite dai colleghi dei Paesi Ocse.

L'identikit del camice di famiglia. Maschio, cinquantenne, per lo più specializzato. E con circa mille assistiti. Il ritratto del medico di medicina generale tracciato dall'indagine Fimmg non lascia dubbi: l'assicurare le cure di base agli italiani è una vocazione maschile e in qualche misura ereditaria. Infatti, l'88% dei circa 47mila e 300 medici italiani è uomo e nel 12% dei casi è figlio di padre medico di base o specialista. Rispetto ai loro papà, tuttavia, le nuove generazioni puntano alla specializzazione (59,9%), anche se non certo per dedicarsi alla libera professione, scelta in poco più del 21% dei casi. Pediatria, ostetricia, cardiologia, igiene e geriatria le discipline più gettonate. In media, un neo-laureato si iscrive all'albo intorno ai 28 anni e si convenziona intorno ai 32. La maggior parte dei medici - il 76,4% - sceglie di operare come medico di famiglia "puro", e di non lavorare in nessun altro dei servizi di base. Anche l'attività libero-professionale, infatti, è propria soprattutto dei dottori con minor numero di assistiti: i più giovani e le donne. Dopo i 50 e i 60 anni quanti operano solo in convenzione salgono rispettivamente al 75,2% e al 91,3 per cento. Una tendenza che confermerebbe la libera professione come opzione esercitata quando ancora il medico deve consolidare la propria carriera.

La professione. Otto ore di lavoro al giorno, 158 contatti a settimana con pazienti e patologie caratteristiche di tutte le fasce d'età: dall'ipertensione all'artrosi, passando per le cefalee e le allergie. Un carico di lavoro non da poco che il medico di famiglia sbriga prevalentemente (88% delle visite) nel «tempio» del proprio ambulatorio. La durata media della visita è di poco più di 8 minuti a studio, di circa 16 minuti effettivi a casa. Tempi che - si legge nel rapporto - rappresentano uno «standard internazionale» di fatto, rintracciabile in sistemi di sicurezza sociale anche molto differenti tra loro, come quello del Regno Unito e degli Usa.

Principale causa del contatto con il paziente è il manifestarsi di un disturbo clinico - fattore che determina il 48% delle visite - mentre è la necessità di nuove prescrizioni a motivare il 36% dei contatti. L'arma terapeutica preferita sono i farmaci, prescritti di fatto dopo ogni diagnosi.

Questa in sintesi la fotografia dell'«autarchico» pianeta Mmg, ancora in attesa di grandi rivoluzioni. La ricerca in proposito mette le mani avanti: un generalista al passo coi tempi deve «modernizzare l'offerta» a partire dall'adeguamento degli studi.

Capitolo dolente, visto che la quasi totalità degli ambulatori è ferma alla versione «basic»: lo studio completo - che somma tecnologie a personale sanitario e amministrativo di supporto (anche la semplice infermiera) - rimane prerogativa dei dottori più anziani delle grandi città, che esercitano la libera professione e fanno «il pieno» di assistiti.
(11 novembre 2002)

 

Fimmg Sezione Web di Taranto  Messo in rete  11.11.2002   -   Torna a news