Fonte:        24Ore Business                                     

 

In arrivo la "Carta dei pazienti Ue"

Dopo quella del cittadino scocca l'ora del paziente europeo. A decretarne la nascita è una vera e propria Carta dei diritti che decine di associazioni di assistiti e consumatori del Vecchio Continente hanno appena siglato a Bruxelles in un incontro che ha cercato di tracciare l'identikit del «paziente del futuro».

Nonostante le differenze che dividono ancora chi vive e si cura nei Paesi dell'Unione europea l'esigenza di mettere per iscritto alcuni princìpi muove da una comune esigenza: difendere alcuni diritti messi a rischio in tutta Europa.

Le minacce sono diverse: innanzitutto le "ragioni di cassa" che un po' ovunque stanno spingendo i Governi a tirare la cinghia della spesa sanitaria. Una strada, questa, a senso unico che sta determinando un giro di vite sul paniere di prestazioni gratuite per i cittadini. E rischia di diventare - avvertono allarmate le associazioni dei pazienti europei - un vicolo cieco che potrebbe portare i sistemi di Welfare europei a tradire la loro missione: garantire, cioè, un equo accesso alle cure senza discriminazioni.

Ma nuovi pericoli più sottili si stanno affacciando: dalla complessità dei trattamenti terapeutici che rendono sempre meno comprensibili le cure che si ricevono fino alle insidie alla riservatezza dei pazienti che nuove tecnologie (dai test ai screening genetici) possono mettere a repentaglio. Per non parlare dell'inaccessibilità di nuove terapie o strumenti di diagnosi, magari perché troppo costosi.

La Carta dei diritti. Sono 14 in tutto i princìpi inalienabili del paziente europeo che si ispirano all'articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali, siglata a Nizza nel 2000. Articolo dove si invoca la massima protezione per la salute dei cittadini Ue. Il testo ribadisce quanto la maggior parte delle legislazioni nazionali o altri strumenti (dalle carte dei servizi ai codici professionali) già prevede. Ma spesso dimentica o ha lasciato in sospeso.

L'elenco - messo a punto da esperti e tecnici di tutta Europa - contiene "vecchi" e "nuovi" diritti: dai più tradizionali (consenso informato, equo accesso alle cure, libera scelta, prevenzione) a quelli più innovativi, in linea con le esigenze che sistemi sanitari sempre più complessi stanno mettendo in luce.

È il caso, a esempio, del diritto a ricevere trattamenti sanitari in un periodo di tempo veloce e predeterminato, ricorrendo magari a liste d'attesa trasparenti, stilate secondo criteri basati sull'urgenza e la gravità della patologia. Oppure il diritto a evitare sofferenze e il dolore non necessari: un'esigenza, questa, apparentemente scontata ma che, per esempio, in Italia fa fatica ad entrare, visto i ritardi che abbiamo accumulato sul fronte delle cure palliative. Privacy, rispetto degli standard di qualità e sicurezza sono gli altri diritti che, in tempi di errori medici e malfunzionamenti, hanno guadagnato terreno tra i bisogni del paziente.

Le strategie per attuarla. L'obiettivo dei promotori della Carta è la diffusione di questo strumento tra operatori sanitari, ospedali e istituzioni nazionali ed europee. Proprio a quest'ultime è rivolto l'invito di fare propria la Carta, magari per legge. Nel caso della Ue, la speranza è di includerla, almeno in parte, all'interno della Costituzione europea che Bruxelles sta tentando di scrivere. «In Italia la presenteremo al più presto al ministro della Salute, Girolamo Sirchia, - spiega Giovanni Moro, uno degli autori della Carta e direttore di "Active citizenship network" - ma anche ai parlamentari, ai medici e ai manager della Sanità perché facciano da apripista in Europa».

Pazienti europei: la prima medicina è l'informazione

La prima medicina è l'informazione. Per i pazienti europei non ci sono dubbi: a mettere d'accordo italiani, svizzeri, inglesi, spagnoli, svedesi, tedeschi, sloveni e polacchi - messi sotto la lente in una approfondita indagine del centro internazionale di ricerche «Picker institute», è la fame di informazioni. Praticamente su tutto: dalle terapie che il medico sceglie alle controindicazioni e gli effetti delle cure, dal funzionamento delle strutture sanitarie fino alle strategie di prevenzione delle patologie e all'autocura.

Non basta. La stragrande maggioranza di chi entra in uno studio medico o mette piede in una corsia di un ospedale chiede a chi lo cura una maggiore partecipazione. Un coinvolgimento nelle scelte terapeutiche che lo riguardano, all'insegna della massima trasparenza. Insomma, i medici sono avvertiti: la "democrazia sanitaria" avanza e l'approccio "paternalista" nei confronti del paziente tramonta.

Ma la ricerca - presentata, a Bruxelles, durante il meeting delle associazioni dei pazienti - avverte, comunque, che i medici, soprattutto quelli di famiglia, conservano la fiducia dei loro assistiti. Tanto che restano loro la prima fonte di informazione. Seguiti dai medici specialiti, dai giornali specializzati e quelli "generalisti" e da Internet.

L'indagine - condotta intervistando mille persone per ognuno degli otto Paesi monitorati - ha, poi, tentato di fotografare gli umori e raccogliere le preoccupazioni e i timori del paziente di oggi. A spaventarlo più di tutto - avverte la ricerca - è il rischio di dover aspettare troppo per una prestazione, magari urgente. Ma non piace anche l'idea di dover pagare sempre di più l'assistenza sanitaria e di avere poca libertà di scelta su dove e chi sarà a curarlo.

Sui tempi di attesa anziani e giovani hanno, però, punti di vista molto diversi: i primi sono disposti ad aspettare di più a costo che ci sia la sicurezza di un'assistenza continuativa, magari nelle mani di un solo medico. I più giovani apprezzano, invece, un accesso alle cure il più rapido possibile.

Bocciata, infine, dalla maggior parte dei pazienti europei l'idea di aumentare i compiti degli infermieri, mentre prevale la visione del farmacista più come "venditore" di medicinali che come dispensatore di consigli sanitari.
(25 novembre 2002)

 

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