Prestazioni mediche al vaglio di malati commedianti

Il metodo del Medico

Definire che cosa sia un buon medico e precisare la qualità delle sue prestazioni è uno dei nuovi imperativi della gestione della medicina. Di cruciale importanza per una serie di obiettivi: educativi, normativi, economici e di governo clinico.

L'approccio aneddotico, qualitativo e soggettivo che si faceva forte della fiducia e della generica soddisfazione del paziente non basta più. Oggi alla perizia del medico si prendono le misure, per confezionare nuovi professionisti più corrispondenti alle aspettative del pubblico e servizi sanitari più aderenti ai requisiti di efficienza ed efficacia. Ma identificare parametri e metodi di valutazione adatti allo scopo è tutt'altro che semplice.

Un sistema potrebbe essere il seguente: un attore addestrato a fare da paziente e armato di un audioregistratore camuffato da penna entra in ambulatorio e alla fine della consultazione stila la pagella di merito del curante. La testimonianza registrata dello scambio verbale avvenuto nel corso della visita, analizzata da un giudice esterno, serve da confronto.

Il metodo, detto del "paziente standardizzato", è da tempo in uso in ambito educativo per vagliare l'operato di studenti e tirocinanti. Due ricercatori californiani ne hanno voluto tentare per la prima volta l'applicazione al contesto clinico: 45 attori professionisti hanno recitato il copione di pazienti affetti da quattro malattie tra le più comuni della casistica ambulatoriale (esibite ciascuna in due presentazioni cliniche differenti) presso quattro servizi di medicina interna, i cui medici avevano acconsentito a riceverli rimanendo però all'oscuro della loro identità.

Subito dopo la visita i finti malati hanno annotato come presenti o assenti nel corso dell'incontro da 35 a 45 atti medici o approfondimenti diagnostici elencati in una lista predisposta, che era stata precedentemente redatta dai ricercatori sulla base delle linee guida nazionali adottate per ognuna delle condizioni cliniche. Le voci della lista sono state poi aggregate in quattro aree corrispondenti alle varie fasi della visita: raccolta anamnestica, esame obiettivo, diagnosi, prescrizione, programmazione dei controlli. Con lo stesso criterio, ma indipendentemente, sono stati analizzati i colloqui registrati dalla penna fasulla all'insaputa dei curanti.

"Anche se in 27 casi i medici hanno individuato i simulatori, l'esperimento ha dato un esito molto soddisfacente" riferiscono i ricercatori. "Complessivamente, infatti, tra le liste compilate dagli attori e le registrazioni si è ottenuta una concordanza del 91 per cento, in base alla quale si può affermare che il metodo dei pazienti standardizzati garantisce una sensibilità e una specificità notevoli, rispettivamente del 95 e dell'85 per cento, anche nel contesto della pratica clinica. Le interpretazioni degli attori, inoltre, si sono mantenute costanti nelle varie repliche. Poiché in questo campo l'osservazione diretta è inattuabile, innanzitutto per motivi etici e poi per il rischio di ottenere misure falsate dalla consapevolezza dei medici di essere sotto esame, i pazienti standardizzati potrebbero sostituire gli osservatori in modo affidabile".

Certo, la procedura è un po' subdola e soprattutto costosa, perciò gli autori suggeriscono in alternativa la standardizzazione di storielle cliniche computerizzate sulle quali i medici possano cimentarsi in piena coscienza.

Fonte il TempoMedico On Line -Messo in rete il 01.11.2002 -Sezione Web Fimmg di Taranto