Sessantaquattro medici di famiglia indagati su 236 convenzionati con l’Asl; altri possibili avvisi di garanzia non ancora venuti alla luce; sindacati medici in subbuglio e utenti frastornati. Accade a Trieste dove la procura della repubblica ha inquisito tutti i generalisti che non ha trovato nei loro studi il sabato mattina tra le 8 e le 10, orario in cui la convenzione nazionale e l’accordo regionale prescrivono di farsi reperire per espletare le visite domiciliari richieste dagli utenti ed eventualmente quelle non evase del giorno prima. Gli articoli del codice penale chiamati in causa sono il 331 (interruzione di pubblico servizio) e il 328 (rifiuto di prestazione di pubblico servizio).

I diritti dei pazienti

L’indagine ha inizio con la denuncia di una paziente che non ha trovato il proprio medico il sabato mattina. La stessa utente aveva revocato per un motivo analogo il curante precedente. Così la questione è finita  sul tavolo del pm Frezza. E’ stata avviata un’indagine a tappeto con telefonate di sabato negli studi nella fascia oraria 8-10, e a tutti i medici non reperiti sono stati inviati avvisi di garanzia. Ma l’universo degli assenti è eterogeneo, come spiega il generalista Sergio Lupieri, segretario regionale del sindacato Fimmg: “Alcuni avvisi – dice – sarebbero stati inviati anche a medici che avevano inserito la segreteria telefonica con un messaggio personale che invitava l’utente a chiamarli a casa o sul cellulare. In altre parole, erano comunque reperibili. Ma l’interpretazione del pm è che tutti i generalisti dalle 8 alle 10 del sabato per recepire le chiamate devono trovarsi in studio, altrimenti non sono rintracciabili; in questo caso devono motivare la loro non rintracciabilità a norma di legge e di convenzione”.

Ecco che cosa dice la convenzione, all’articolo 33:

• il sabato il medico non è tenuto a svolgere attività ambulatoriale ma è obbligato a eseguire le visite domiciliari richieste entro le 10 e quelle eventualmente ancora non effettuate richieste entro le 10 del giorno prima;

• nei giorni prefestivi valgono le stesse regole del sabato ma con l’obbligo di effettuare attività ambulatoriale per i medici che in quel giorno la svolgono ordinariamente al mattino.

“Non si evince da nessuna parte che il medico debba prendere le telefonate del sabato in ambulatorio – commenta Lupieri – né che sia tenuto a forme di reperibilità laddove, di fatto, la convenzione nazionale gli chiede solo una disponibilità specifica. Ritengo che in certi casi l’interpretazione della procura sia un po’ allargata”. La Fimmg ha messo a disposizione degli iscritti l’avvocato Muciaccia del Tribunale del malato (“un gesto da rimarcare, in una situazione dove si presumerebbe un disservizio della categoria”, sottolinea Lupieri). “Abbiamo cercato di censire gli indagati, ma è un dato che la procura non concede per motivi di privacy; terremo un’assemblea il 20 novembre”.

Il caso dei pediatri

Non è la prima volta che in città medici del territorio vengono indagati sul servizio di sabato. Circa un anno fa ai genitori che il sabato mattina si recavano con il bimbo malato al ps dell’ospedale “Burlo Garofolo” la procura spedì dei questionari per conoscere il comportamento del loro pediatra. Partirono cinque avvisi di garanzia e i pediatri sono stati attualmente ascoltati. L’indagine è in una fase di stallo: le posizioni dei pediatri indagati si sono rivelate molto eterogenee. Tuttavia alcuni di loro a propria discolpa inserirono un’ulteriore variabile: dissero infatti di essere stati assenti alla chiamata perché tenuti a seguire i corsi di aggiornamento dell’Asl, peraltro previsti dalla loro convenzione.

 

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Fonte Corriere Medico  -Messo in rete il 28.11.2002 -Sezione Web Fimmg di Taranto-Torna a News