Test lampo per lo streptococco

La ricerca dell'antigene lo individua nelle faringiti

 la diagnosi clinica di faringite acuta è agevole sulla sola base dei sintomi e dei segni, non vi sono invece elementi utili per differenziare le forme virali da quelle batteriche; di norma, è quindi necessario ricorrere a un esame colturale e attenderne l'esito prima di iniziare l'eventuale antibiotico. Una scorciatoia potrebbe esserci nel caso della faringite streptococcica: con l'avvento del test rapido, è oggi possibile diagnosticare l'infezione già durante la prima visita. I vantaggi sono quelli di poter iniziare subito la cura, ottenere un rapido miglioramento dei sintomi e ridurre la probabilità di complicazioni sia immediate, come l'ascesso peritonsillare, sia tardive, come la febbre reumatica e la glomerulonefrite post streptococcica (anche se su questo i pareri sono discordi).

Non tutti i medici, però, sono pronti a mettere la mano sul fuoco a proposito dell'affidabilità di questa nuova tecnica, specie nel caso di infezioni ricorrenti. "Molti ritengono che le proteine degli streptococchi possano persistere per alcune settimane dopo la guarigione" spiega Robert Sheeler, del Dipartimento di medicina di base della Mayo Clinic di Rochester "e quindi il test rapido potrebbe risultare in un falso positivo, cioè avere una bassa specificità, se effettuato a breve distanza da un episodio precedente". L'esame si basa sulla ricerca di antigeni batterici, non di microrganismi vitali, ed è quindi verosimile che possa essere poco specifico per la diagnosi di infezione acuta. Se ciò fosse vero, gli andrebbe preferito il classico esame colturale, anche se la risposta giunge dopo due o tre giorni.

"Il nostro centro adopera un protocollo diagnostico che prevede l'accettazione dei pazienti da parte di un infermiere" illustra Sheeler. "Al sospetto di faringite acuta viene subito effettuato un tampone faringeo. Ma il fatto che alcuni medici preferiscano l'esame colturale a quello rapido crea spesso difficoltà organizzative, perché l'infermiere deve informarsi prima su quale prelievo preferisca il medico di guardia, con perdita di tempo e disorientamento dei pazienti che possono ricevere informazioni contrastanti". Per ovviare all'inconveniente, non volendo prevaricare la libera scelta dei medici, è stato allora pianificato uno studio su 400 pazienti con faringite acuta, metà dei quali nel mese precedente erano stati trattati con una terapia antibiotica. Tutti sono stati sottoposti sia al test rapido sia al classico esame colturale, con lo scopo di verificare l'affidabilità della nuova tecnica.

"La ricerca dell'antigene streptococcico ha dimostrato una buona sensibilità, pari al 91 per cento, nei pazienti già sottoposti a terapia antibiotica, mentre il valore scende al 70 nei casi senza precedenti trattamenti" riferisce il ricercatore statunitense "mentre in entrambi i gruppi la specificità era prossima al 100 per cento". Non è facile spiegare come mai l'esame rapido sia risultato più sensibile nei casi già trattati. La causa più verosimile è che in costoro la concentrazione dell'antigene sia più alta, forse perché nei soggetti con infezioni ricorrenti vi è una esposizione ripetuta in ambiente familiare, con una carica infettante maggiore rispetto a chi contrae un'infezione occasionale.

"Sulla base dei risultati ottenuti, la nostra idea è quella di effettuare sempre in prima battuta il test antigenico rapido, riservando l'esame colturale solo a chi risulta negativo a tale esame" propone Sheeler. "Il medico sarà poi libero di scegliere se trattare o meno chi risulta positivo, sulla base del proprio convincimento a favore o contro il trattamento precoce. In entrambi i casi avrà risparmiato tempo e confuso meno i suoi pazienti".

Fonte Tempo Medico  -Messo in rete il 27.11.2002 -Sezione Web Fimmg di Taranto-Torna a News