Una risposta corale ai dubbi su ormoni e menopausa


La medicina di famiglia risponde a più voci ai dubbi sulla terapia ormonale sostitutiva (tos): undici sigle di enti e associazioni, cinque delle quali direttamente legati alla mg, hanno elaborato un documento comune: l’intento è guidare alla corretta interpretazione del Whi study, la ricerca che ha messo in crisi le convinzioni di anni sulla tos in menopausa.

04/11/02 – Undici sigle di associazioni scientifiche, gruppi ed enti del mondo sanitario a garanzia di un’informazione corretta sul giallo ancora irrisolto della terapia ormonale sostitutiva. Compaiono in calce a un documento concordato in queste settimane per dare una risposta ai dubbi delle pazienti –ma anche dei medici – ancora disorientati dall’esito del Women’s health initiative study.
Dalle pagine di Jama, quella ricerca ha di fatto messo in crisi anni di convinzioni sull’uso degli estroprogestinici a scopo preventivo dopo la menopausa. Si trattava a tutti gli effetti della prima rilevazione di importante valore statistico sui benefici della terapia ormonale nel lungo termine, sino a quel momento più presunti che dimostrati.
Il risultato ha smorzato gli entusiasmi di medici, pazienti e produttori: se è stata confermata l’efficacia per prevenire le fratture da osteoporosi, un clamoroso dato negativo riguarda la prevenzione cardiovascolare. Tutti gli eventi tromboembolici, per contro, aumentano con la terapia.
Tra i firmatari del documento figurano enti legati alla medicina di famiglia tra i quali Csermeg, Fimmg, Simef (la neonata società scientifica della Fimmg), Aimef e AssCumi. La prima risposta corale all’ interrogativo sulla Tos arriva dunque dai medici di famiglia.
Sono due le considerazioni che hanno ispirato i contenuti del documento, e il bilancio delle due tendenze suggerisce una condotta prudente ma senza allarmismi.
L’aumento di rischio per cancro del seno, infarto, ictus, tromboembolia polmonare è consistente in termini percentuali, ma si traduce in numeri modesti quando si parla di casi: per ciascuna patologia gli aumenti vanno da sette a otto casi per diecimila donne trattate in cinque anni. Il dato suggerisce dunque di rifiutare ogni atteggiamento allarmistico.
D’altra parte il valore statistico è più che solido: la terapia ormonale non può essere proposta per finalità di prevenzione, continuare a farlo significherebbe agire contro l’evidenza scientifica.
In termini di bilancio rischio/beneficio, conclude il documento, la Tos può essere considerata appropriata solo per alleviare i sintomi della menopausa, con trattamenti di durata breve.
Per tutto i resto, aggiunge, l’arma più efficace resta ancora il corretto stile di vita, con l’aiuto di altre terapie mirate per dislipidemia e osteoporosi quando necessario.
Resta invece ancora irrisolto, conclude, l’interrogativo per i preparati a base di soli estrogeni destinate alle donne isterectomizzate, per i quali gli studi sono ancora in corso.

 

horizontal rule

Articoli correlati:
*Per i disturbi del climaterio si riconsiderano i rimedi non ormonali

*
Statine, un nuovo studio sull’ipotesi di effetti sulla massa ossea
*
Dubbi sull’Hrt, le terapie non sono tutte uguali
*
Terapia ormonale, continuano gli inviti degli esperti a evitare allarmismi
*
Terapia ormonale – Annunciate le prime modifiche alle schede tecniche sui rischi

 
Fonte : Il Medico di Famiglia -  Messo in rete  01.11.2002   -   Torna a news