Atorvastatina con colesterolo normale: netta riduzione dell’ictus


Lo studio Ascot doveva confrontare due regimi terapeutici antipertensivi in pazienti con colesterolemia normale. Un braccio dello studio ha incluso però anche una statina (atorvastatina) per osservare gli effetti di una riduzione del colesterolo, anche al di sotto dei minimi raccomandati. Ed ecco la sorpresa: il numero di infarti e ictus si riduce di circa un terzo. Il comitato etico sospende allora la sperimentazione.

Londra, 15 ottobre 2002 - Il comitato di valutazione di un grande studio clinico multicentrico su pazienti con ipertensione ha decretato la sospensione della ricerca per l’evidenza di risultati vantaggiosi in termini di riduzione di ictus e infarto miocardio. Per ragioni etiche, i pazienti che ricevevano placebo si trovano esposti infatti a un rischio ritenuto eticamente non accettabile.
Lo studio Ascot – questo l’acronimo della sperimentazione clinica destinata a condizionare le scelte terapeutiche in tutto il mondo, Anglo-Scandinavian Cardiac Outcomes Trial – aveva arruolato entro la fine del maggio 2000 quasi ventimila pazienti con ipertensione arteriosa per confrontare due trattamenti antipertensivi associati: uno inedito (amlodipina più perindopril) e uno già noto (atenololo più il diuretico bendrofluazide).
Ma la novità di questa sperimentazione era in realtà un’altra e coincideva con il secondo obiettivo dello studio: l’aggiunta di una statina (atorvastatina), pur essendo i pazienti con colesterolemia normale, allo scopo di valutare se un’ulteriore riduzione della colesterolemia insieme al calo pressorio potesse migliorare il rischio cardiovascolare.
La combinazione terapia antipertensiva più atorvastatina, con controllo placebo, ha riguardato quindi un solo braccio dello studio clinico, comprendente peraltro a oltre diecimila pazienti.
«È ancora presto per quantificare esattamente i risultati numerici osservati fino a oggi», precisa uno dei coordinatori dello studio Ascot, lo svedese Bjorn Dahlof. Egli aggiunge comunque che «la riduzione degli ictus e degli infarti nei pazienti trattati anche con atorvastatina è intorno al trenta per cento», quindi di grande significato clinico.
Lo studio continuerà nel confronto fra i due regimi antipertensivi, anche se l’attenzione dei ricercatori si è comprensibilmente spostata sulla inedita osservazione che una statina può migliorare l’aspettativa di vita – in termini di rischio cardiovascolare – anche nei pazienti normocolesterolemici.

 

Fonte : Il Medico di Famiglia -  Messo in rete  15.10.2002   -   Torna a news