Lombardia, operatori sanitari contro la distribuzione diretta di farmaci


In Lombardia medici, industria, farmacisti e Tdm si ritrovano uniti contro la delibera regionale sulla distribuzione di farmaci dopo la dimissione: troppe difficoltà organizzative, disagi
per il cittadino e dubbi sui reali risparmi. Chiedono l’annullamento della delibera e l’apertura di un confronto.



Milano, 01/10/02 – Una delibera difficilmente attuabile e di dubbia efficacia, che rischia di portare ai cittadini lombardi più disagi che benefici: medici di famiglia, ospedalieri, cittadini, farmacisti e industrie si trovano concordi nell’espreimere questo giudizio sulla contestata delibera della regione Lombardia datata 6 agosto 2002, e nel chiedere la sua immediata sospensione. Si tratta del provvedimento che dispone che i cittadini dimessi dagli ospedali ricevano i farmaci direttamente dai dispensari ospedalieri per il primo ciclo trapeutico fino al successivo controllo, per un periodo che può durare fino a 60 giorni.
«Ci troviamo di fronte a una sorta di Drg lungo, un pagamento a prestazione che comprende non solo il ricovero ma anche il momento successivo». È questa l’opinione del segretario della Fimmg lombarda Fiorenzo Corti, che stila una lunga lista dei problemi aperti da provvedimento.
Si tratta di disagi di tipo pratico per il cittadino (il doversi drecare alla farmacia ospedaliera piuttosto che a quella vincina a casa, ad esempio) ma anche di conseguenze sul rapporto fiduciario tra cittadino e medico: il fatto di avere a dispoizione una prescrizione per un lungo periodo, afferma, può disturbare il delicato momento della ripresa in carico all’uscita dell’ospedale. «Quante volte nel corso dei 60 giorni successivi alla dimissione la terapia viene modificata?», si chiede ancora Corti. «E che fine faranno i farmaci non utilizzati? Non mi sembra un buon modo per risparmiare», conclude.
Ad allungare la lista dei motivi di scontento ci sono anche altre considerazioni di tipo tecnico e organizzativo. Le farmacie ospedaliere e i loro organici, denunciano i farmacisti, non sono dimensionati per l’utenza del territorio, ma solo per quella interna. Da qui potrebbero derivare problemi nello stoccaggio e conservazione delle scorte che dovrebbero necessariamente aumentare, e persino il rischio che a distribuire i farmaci siano figure non qualificate.
A ciò si aggiungono diversi dubbi sull’efficacia della delibera. Secondo Paolo Gradnik, presidente regionale di Federfarma, «la Regione si illude di generare un risparmio». L’operazione, infatti, avrebbe dei costi di gestione non indifferenti tra impiego di personale per la distribuzione, compiti amministrativi (le farmacie ospedaliere sarebbero tenute a fatturare ogni mese entro i trenta giuorni successivi, con tempi molto più rapidi degli attuali) e riorganizzazione degli spazi e delle attrezzature. Lo stesso effetto del provvedimento srarà difficilmente valutabile, se non si metteranno a punto con precisione indicatori e metodi per il monitoraggio.
«Credo che in questo modo – è la valutazione di Gradnik – si demotivino i professionisti del territorio che da anni sono impegnati per la razionalizzazione della spesa farmaceutica».
Accanto a Federfarma e Fimmg, ancha Anaao-Assomed, Cimo-Asmd, Farmindustria, ordini dei farmacisti e Tribunale dei diritti del malato chiedono un ripensameto sulla delibera, ma soprattutto la ripresa dei tavoli di confronto con l’assessorato sui capitoli importanti della gestione della sanità lombarda.



 

Fonte : Il Medico di Famiglia -  Messo in rete  01.10.2002   -   Torna a news