Il ruolo dell'ambiente nello stress professionale

Il carico dell'aiuto agli altri è aggravato da difficoltà contingenti

Della condizione di delusione professionale e affaticamento nota come burn out è stata documentata una diffusione trasversale che non risparmia praticamente nessuna categoria di operatori sanitari e nessuna specializzazione e professione medica: dagli infermieri ai medici di famiglia, dagli anestesisti ai direttori dei dipartimenti universitari, tutti portano il peso dello stress quotidiano imposto da un'attività incalzante, dalle alte aspettative, dalla forte responsabilità. Tutti pagano il prezzo, inoltre, dell'essere i professionisti dell'aiuto agli altri. Se infatti le radici dell'esaurimento psicoemozionale possono ritrovarsi nei ritmi di lavoro frenetici sperimentati già nel periodo degli studi o dei primi tirocini, anche una volta che attività e carriera sono ormai consolidate il rischio del burn out è sempre presente, mantenuto da quel perverso meccanismo di attribuzione che dipinge l'operatore sanitario come uno strenuo lavoratore per il quale l'assistenza agli altri viene prima di qualsiasi esigenza di benessere personale.

"Se poi alla necessità di far fronte alla domanda di cura e di conforto avanzata quotidianamente dai malati si accompagna, come spesso accade, la difficoltà di operare con risorse economiche e organizzative limitate la sfida è dura da vincere" sottolineano su JAMA ricercatori della statunitense Vanderbilt University. "Gli studi che hanno analizzato i vari fattori predittivi della soddisfazione professionale e dei sintomi da burn out hanno infatti sottolineato che oltre a elementi di carattere strettamente psicologico, quali specifici tratti di personalità o particolari esperienze precoci, assumono importanza diversi fattori ambientali: la sensazione di avere sotto controllo le componenti esterne della propria attività (organizzazione, carico di lavoro), l'adeguatezza delle risorse e la sicurezza di un supporto sociale da parte della comunità dei colleghi influenzano in modo sensibile lo stato di benessere professionale". Gli interessati possono mettere in atto strategie preventive e alimentare la propria salute mentale a vari livelli, fisico, psicologico, spirituale (ormai sono molti i vademecum della gestione dello stress lavorativo disponibili). Ma alle istituzioni sanitarie spetta un ruolo primario nel promuovere la soddisfazione professionale dei propri operatori, anche in considerazione dell'interesse economico che essa riveste.

Fonte : Il Tempo Medico on Line - Messo in rete il 24.10.2002

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