Fonte:        24Ore Business                                                

Tumori: funziona sui topi il vaccino preventivo del cancro al seno messo a punto da ricercatori torinesi



Un vaccino preventivo contro il tumore del seno è stato messo a punto dal Centro ricerche di medicina sperimentale di Torino e potrebbe essere somministrato in fase sperimentale a partire dalla prossima primavera, a un piccolo gruppo di pazienti colpiti dal tumore della testa e del collo. E' già cominciata la preparazione iniziale del vaccino, frutto di dieci anni di ricerca.

Sono questi i primi clamorosi risultati degli studi svolti nel centro torinese, creato da una sinergia fra l'ospedale Molinette e l'università di Torino, grazie a significative donazioni da parte della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT e della Banca Intermobiliare.

"E' un vaccino a base di Dna - ha spiegato oggi, presso le Molinette di Torino, il professor Guido Forni, che coordina la ricerca - e che pertanto previene il tumore. Lo abbiamo sperimentato su una particolare famiglia di topi che geneticamente si ammala di tumore mammario. Il vaccino ha funzionato e i topi non si sono ammalati. Questo lo annunciammo al vertice di San Marino. Ora si è fatto il passo decisivo: abbiamo iniziato a realizzare le fiale con la soluzione e a programmare l'inizio della sperimentazione sull'uomo. La prima fiala sarà inoculata già in primavera su quei soggetti che hanno avuto il tumore della testa e del collo e che rischiano la recidiva".

Alla realizzazione del vaccino, sperimentato nel Centro torinese, hanno collaborato tre gruppi di ricerca che operano all'universitá di Bologna, Chieti e Camerino. "Nel paziente - ha spiegato Forni, che coordina la ricerca - il tumore insorge, almeno nel 30% dei casi, perché c'è un difetto nel gene ErbB-2. La nostra tecnica è stata sperimentata su una particolare famiglia di topi che geneticamente si ammala di tumore mammario e che dopo la somministrazione del vaccino non si è più ammalata, consiste nel mettere le cellule in condizioni di produrre da sole la proteina che il Dna danneggiato non riesce a costruire. Una volta inoculato il vaccino nella cellula, una scossa elettrica gli permette di penetrare all'interno della membrana e di fissarsi nel nucleo e qui di agire".

"La sperimentazione - ha detto ancora Forni - si inizia con patologie gravi che rischiano la ricaduta, per verificare in tempi brevi, tre-quattro anni, se il vaccino impedisce al tumore di tornare e quindi consente un allungamento dei tempi di vita. Se così fosse si apre la strada di applicabilitá ad altre patologie, a cominciare dai tumori alla mammella, all'utero, alla prostata, che sono maggiormente identificabili per fascia d'età e dunque sui quali è più facile agire in modo preventivo".

Il vaccino anti-tumore non è che uno dei risultati conseguiti al Cerms. Da tempo, infatti, al Centro si costruiscono anticorpi monoclonali con la biotecnologia: si tratta, in pratica, di "proiettili che raggiungono il cuore del tumore e depositando i farmaci antiblastici, radiofarmaci e tossine vegetali senza andare ad intaccare le cellule sane.

"Questi proiettili - ha affermato Fabio Malavasi - sono attualmente già utilizzati in numerosi centri italiani e stranieri. Al Cerms stiamo lavorando a proiettili sempre più piccoli, in grado di non farsi imprigionare dalla rete creata dal rene, milza, fegato e polmone e viaggiare attraverso i vasi sanguigni infiltrandosi in tutti i tessuti".

«A un paziente con selezionate forme tumorali insistemi chiusi come cervello, ovaio e prostata -ha proseguitoMalavasi- dopo che ha percorso l'iter standardizzato di trattamento
oncologico, la chirurgia, la chemioterapia, la radioterapia, vienesottoposto a forme di trattamento con questi anticorpi monoclonali ei risultati ci dicono che c'è stato un significativo aumento dellasopravvivenza in pazienti con tumori al cervello e tumori ovarici».
Il prof. Malavasi ha quindi precisato che i cosiddetti proiettiliservono anche per la caratterizzazione diagnostica di molti tumori,in particolare in campo oncoematologico e per la diagnosi in vivo,13.30 25/10/02per l'identificazione del linfonodo sentinella.
 

 

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