Lobuli a rischio con gli ormoni

La terapia sostitutiva aumenta il rischio di tumore mammario lobulare

La terapia ormonale sostitutiva aumenta il rischio di tumore mammario, soprattutto di quello di istotipo lobulare. Un nuovo tassello nel complesso mosaico del rapporto tra ormoni e cancro mammario è stato aggiunto da un'équipe di ricercatori statunitensi che, oltre a confermare l'associazione, avrebbe appunto individuato il carcinoma lobulare come quello relativamente più rappresentato.

"Se ormai non si discute sull'aumentato rischio di neoplasie mammarie nelle donne in terapia ormonale sostitutiva postmenopausale, un dato ancora meritevole di analisi e conferme è quello dell'eventuale predominanza di un particolare istotipo" premettono gli oncologi ed epidemiologi dell'Università di Washington a Seattle.

Per ottenere dati sull'argomento, i ricercatori hanno analizzato i casi delle donne già inserite nel Group Health Cooperative of Puget Sound, uno studio condotto in precedenza, valutando frequenza e istotipo dei tumori mammari riscontrati in rapporto a durata e relazione temporale della terapia ormonale eventualmente assunta dalle pazienti.

L'incidenza globale di tumore mammario, di qualsiasi tipologia, è risultata compresa tra il 60 e l'85 per cento per le donne trattate nel quinquennio precedente all'anno della diagnosi di tumore. In particolare, all'esposizione recente agli ormoni - agli estrogeni da soli oppure associati a un progestinico - per circa 5 anni o più si è associato a un rischio triplicato di sviluppare un tumore di istotipo lobulare, mentre per neoplasie di istotipo differente tale rischio è aumentato del 50 per cento.

Quali sono le ripercussioni cliniche di una tale osservazione?

"Le implicazioni non sono irrilevanti, soprattutto ai fini dello screening" affermano i ricercatori di Seattle. "E' vero che la varietà di tumore lobulare è globalmente meno frequente di quella duttale, ma si dà il caso che essa sia più difficile da rilevare sia alla palpazione sia con la mammografia". I dati a disposizione non sono ancora sufficienti per trarne conclusioni definitive, ma in caso di ulteriori conferme, per le donne a maggior rischio di carcinoma lobulare si potrebbero ipotizzare modalità di screening differenziate".

Fonte: Tempo Medico - messo in rete Fimmg sezione Web di Taranto