La soluzione lombarda alla mobilità sanitaria preoccupa la Fimmg


Il taglio di prestazioni deciso dalla Lombardia a chi risiede oltre i confini regionali preoccupa la Fimmg, soprattutto nell’ipotesi di accordi interregionali necessari in futuro per garantirle. Per il segretario regionale Corti sono «prove tecniche di devoluzione» che intaccano i livelli uniformi di assistenza.

Milano, 10 dicembre 2002 – I medici di famiglia guardano con sospetto alla decisione della regione Lombardia di tagliare l’erogazione a spese pubbliche alcune prestazioni a chi risiede oltre i confini regionali. Limitato nella sostanza degli effetti (moc, laserteapia, elettroterapia, odontoiatria ed elettromiografie sono le prestazioni negate a chi non ha il tesserino lombardo, insieme ad altre che vengono richieste più raramente), il provvedimento, attivo dal primo dicembre, potrebbe essere il preludio alla temuta perdita di uniformità dei livelli di assistenza. Ne è convinto il segretario regionale della Fimmg Lombardia Fiorenzo Corti, che parla preoccupato di «prove tecniche di devoluzione». A suggerire i possibili sviluppi, nota Corti, è in particolare l’accenno (contenuto nella circolare della direzione generale sanità n.57/02, diffusa qualche giorno fa) alla possibilità di futuri «accordi bilaterali » tra le regioni che renderanno di nuovo possibile l’erogazione a spese pubbliche delle prestazioni tagliate.
«Sono prove tecniche di devoluzione – afferma Corti – che in qualche modo collocano la mobilità interregionale sul medesimo livello della mobilità fra stati sovrani, e che effettivamente fanno perdere, anche se solo in parte, livelli di assistenza fino a poco tempo fa uniformi su tutta la penisola».
Molto più che una misura a tutela dei bilanci regionali contro i tempi lunghi dei rimborsi, dunque. Secondo la Fimmg la risposta è ancora nella ricerca dell’appropriatezza attraverso un potenziamento della medicina del territorio.
«Di fronte a questo – conclude Corti – risulta chiara la necessità di accelerare gli incontri fra i rappresentanti delle regioni e i rappresentanti della medicina di famiglia per definire un robusto quadro contrattuale-normativo e disegnare in modo inequivocabile un livello uniforme di assistenza nazionale che si chiami medicina di famiglia italiana».

 

Fonte Il Medico di famiglia -  Messo in rete  10.12.2002 da Fimmg Taranto Web   Torna a news