Le Regioni muro contro muro col Governo contro Finanziaria e "tagliaspesa"


Lo strappo è compiuto. Contro una Finanziaria «certamente non sostenibile per il sistema-Regioni» i governatori hanno deciso di rivolgersi direttamente a Ciampi. Di più: con un'iniziativa clamorosa, per la prima volta tutte le Regioni hanno deciso di ricorrere al Tar fin da lunedì contro l'applicazione anche alle aziende sanitarie del decreto taglia-spesa che ha ridotto del 15% le già esangui disponibilità di cassa di Asl e ospedali.

Avevano promesso una «iniziativa istituzionale» forte. E sono state di parola. La rottura con Palazzo Chigi s'è consumata ieri alla Conferenza Stato-Regioni, dopo che per l'Economia il sottosegretario Maria Teresa Armosino ha ribadito il diktat di Giulio Tremonti: il "taglia-spesa" non si tocca e vale anche per le aziende sanitarie.

Di qui il duplice annuncio delle Regioni: la richiesta di un «incontro urgente» col capo dello Stato e la messa a punto di una delibera-tipo che ogni Giunta voterà lunedì per chiedere al Tar di stoppare un taglia-spesa che illegittimamente, affermano i governi locali, si intromette in materia di stretta competenza delle Regioni.
A cercare di calmare le acque, è intervenuto in serata il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia. Che, riconoscendo la «forte opposizione di tutte le Regioni al decreto taglia-spese», ha offerto una sponda: un incontro ai massimi livelli dei governatori con Berlusconi e Tremonti.

«Siamo a un punto in cui serve fare un esame della situazione - ha ammesso il ministro -. L'armonia tra le istituzioni è un bene troppo prezioso perché possa essere messo in crisi senza aver fatto il possibile». Non è dato sapere quando possa svolgersi il vertice, anche se ancora ieri si prevedeva una data distante dal varo della Finanziaria. Dunque, in tempo non utile per rattoppare una situazione che rischia di precipitare.

Resta lo strappo istituzionale. Con tanto di denuncia del mancato rispetto da parte del Governo dell'intesa interistituzionale del 20 giugno. Una sorta di gentleman agreement per il rispetto dei reciproci ruoli, che secondo i governatori è stato gettato alle ortiche da Palazzo Chigi.

Un malcontento condiviso in pieno dall'universo dei Comuni: «Gli enti locali devono stare fuori dalla Finanziaria», ha rilanciato ieri il presidente dell'Anci, Leonardo Domenici, lanciando la proposta che «il rapporto Governo-enti locali in materia fiscale e finanziaria sia regolato attraverso altre modalità». Con una sorta di «patto», insomma, che ogni anno il Governo dovrebbe stipulare solo con le autonomie locali. Per star fuori dalla bagarre della manovra di bilancio: «Con tutto il rispetto ? ha detto Domenici ? noi non possiamo essere trattati come una qualsiasi organizzazione sindacale che poi si ritrova nel grande calderone della discussione della Finanziaria».

Sos al Quirinale. L'accordo interistituzionale gettato alle ortiche, il «mancato riscontro» agli emendamenti proposti alla Finanziaria che taglierà le risorse. E naturalmente quel decreto taglia-spese considerato come la mannaia finale per i bilanci già traballanti delle aziende sanitarie, ma non solo. I governatori denunciano senza mezzi termini «l'estrema criticità» che potrebbero provocare le misure della manovra 2003«sugli assetti finanziari delle Regioni, anche in termini di cassa». Con quattro settori che possono essere maggiormente penalizzati: sanità, trasporti, casa e assetto del territorio.

Sono queste le ragioni dell'incontro urgente chiesto al Quirinale «per rappresentare la complessità della situazione derivante dalla manovra finanziaria, certamente non sostenibile per il sistema-Regioni». Una protesta in piena regola. Con richieste a tutto campo.

«A Ciampi faremo un discorso molto ampio, che non si limiterà ai contenuti della Finanziaria», ha anticipato il rappresentante dei governatori, Enzo Ghigo. Un incontro, ha aggiunto, che potrebbe essere fissato «non prima dell'inizio del prossimo anno» e che «sarà l'occasione per fare il punto generale della situazione». Evidente il riferimento anche alle direzioni di marcia della devolution tanto cara a Bossi. Durissimo il giudizio di Vasco Errani (Emilia Romagna): «Noi vogliamo cooperare, ma per cooperare occorre che tutti siano disponibili. Invece dal Governo riceviamo solo risposte negative, ingerenze e arroganza. Come si può gestire una fase così impegnativa in questo modo? I problemi di cassa che ci creerà questa Finanziaria si tradurranno in problemi reali per la gente. E la gente l'ha già capito».

La paura è di dover assestare un colpo d'accetta ai servizi sociali. E la Sanità è la prima voce dei bilanci in pericolo. Anche perché ancora ieri non è stato ufficializzato il riparto dei fondi del 2002. Se ne parlerà nel 2003. Un anno dopo.
(20 dicembre 2002)

 Fonte : Sole24 ore Sanita' - messo in rete da Fimmg sezione web di Taranto il 20.12.2002 -     ad indice  News