Fonte:        24Ore Business                                          

 

Salute mentale: strutture in crescita, ma c'è poco personale


Salute mentale: posti letto e strutture in linea con le indicazioni della programmazione nazionale, con una ripartizione fifty-fifty tra pubblico e privato. Ma niente ottimismi: la situazione del personale è ancora in alto mare, soprattutto a livello domiciliare, dove sarebbe invece fondamentale il supporto ai malati e alle famiglie. Che chiedono, comunque, ben altra assistenza e ben altro supporto da quello attuale.

La fotografia scattata in questi giorni dal ministero della Salute sulla situazione dell'assistenza psichiatrica nel 2001, mette in evidenza un forte impulso alla crescita dei posti letto residenziali, un aumento di assistenza nei Centri diurni e una new entry: la presenza di posti letto nei Centri di salute mentale aperti 24 ore su 24.

Soprattutto in quattro Regioni: Friuli Venezia Giulia (50 posti letto), Emilia Romagna (63), Toscana (44) e Campania (20). E si tratta, a giudizio degli operatori, di un elemento innovativo che per anni è rimasto patrimonio quasi esclusivo di Trieste, indicata come esempio di eccellenza per i servizi di salute mentale dalla stessa Oms, e che ora sembra estendersi in altre zone del Paese.

Una residenzialità che cresce, quindi, in sintonia con alcune proposte di legge in discussione al Parlamento. In particolare con quella che dovrebbe essere il "testo base" per la revisione della 180/1978: la Pdl dell'azzurra Maria Burani Procaccini. Si è passati infatti dagli 11.066 posti letto del 1998 ai 17.101 posti letto con uno standard di 2,96 ogni 10mila abitanti, ben superiore all'uno ogni 10mila abitanti previsto nel Progetto obiettivo tutela della Salute mentale e confermato nei Livelli essenziali di assistenza.

I posti letto nelle strutture residenziali aperte per 24 ore sono il 75,3% (12.874), mentre in quelle aperte per 12 ore sono il 9,5% (1.625) e in quelle «a fascia oraria» il 15,2% (2.602). Un secondo dato significativo è l'aumento dell'offerta di Centri diurni che passano da 481 (1,26 ogni 150mila abitanti) nel 1998 a 612 (1,59) nel 2001, ben superiore allo standard di uno.

L'offerta complessiva di posti letto, residenziali e ospedalieri, compresi anche i 3.975 delle case di cura private presenti in particolare nel Lazio, Campania, Piemonte, Calabria e Veneto, raggiunge i 25.235 posti letto, divisi equamente tra pubblici (51%) e privati (49%).

Ma il rovescio della medaglia è il personale, carente soprattutto nei Dipartimenti di salute mentale. Nel 2001, infatti, gli operatori erano 30.711, mentre per rispettare gli standard (uno ogni 1.500 abitanti) avrebbero dovuto essere almeno 38.571. E anche inserendo altre figure professionali rilevate nell'indagine del ministero, (3.735 tra operatori di cooperative sociali, animatori, assistenti sanitari, maestri d'arte e così via) la carenza resta sempre elevata.

«Considerando che lo "strumento" terapeutico fondamentale in psichiatria è la persona - spiega Massimo Cozza, coordinatore della Consulta nazionale per la Salute mentale - appare difficile una risposta adeguata ai bisogni dei pazienti e delle famiglie su tutto il territorio nazionale». Più assistenza residenziale e semiresidenziale quindi. Ma l'assistenza domiciliare e la risposta capillare di ascolto sul territorio latitano per la scarsità di operatori.
(9 dicembre 2002)

Paolo Del Bufalo

Le famiglie non possono fare tutto da sole

Era stata presentata come uno dei cavalli di battaglia del programma elettorale di Centro-destra, ma la riforma della legge sull'assistenza psichiatrica si è trasformata in un percorso a ostacoli.

Dopo oltre un anno di lavoro su diverse proposte, la commissione Affari sociali della Camera sembra sul punto di dover ricominciare tutto da capo, complici il dibattito sulla devolution e alcune voci dissonanti nella stessa maggioranza. Se fino a qualche tempo fa il panorama era chiaro con la Casa delle libertà compatta nel proporre una profonda revisione della "legge Basaglia" (la 180/78 che decretò la chiusura dei manicomi) e l'opposizione che si diceva contraria a ogni ipotesi di ritorno alla ?reclusione? dei malati mentali, nei giorni scorsi da An e dallo stesso sottosegretario alla Salute con delega per la psichiatria, Antonio Guidi, sono arrivati a sorpresa appelli a favore della 180 (si veda l'articolo a fianco).

Il tutto mentre in commissione Affari sociali da più parti (Centro-sinistra, ma anche Lega e An) si richiamava la necessità di ripensare il testo di riforma messo a punto dalla relatrice, Annamaria Burani Procaccini (Fi), in vista del nuovo assetto federale dello Stato e del possibile varo della devolution.

Un anno di lavoro gettato alle ortiche dunque? «Assolutamente no - spiega la relatrice -. Ma a questo punto è evidente che dovremo scrivere un testo del tutto nuovo, molto più snello di quello elaborato a partire dalle proposte di diversi parlamentari e dalle audizioni della associazioni di operatori, malati e familiari. Fisseremo le linee di principio, che poi dovranno essere applicate dalle Regioni».

E proprio sui principi cardine della riforma, la Burani Procaccini vuole fare chiarezza: «Non abbiamo nessuna intenzione di riaprire i manicomi, ma non si può ignorare il fatto che la legge Basaglia ha ormai 24 anni e va corretta e integrata. In troppe realtà territoriali il peso dell'assistenza è lasciato tutto sulle spalle delle famiglie. Servono quindi strutture efficienti: servizi di pronto soccorso psichiatrico, appositi reparti negli ospedali e strutture residenziali che possano accogliere i pazienti anche per lunghi periodi, oltre alla facoltà di imporre nei casi più gravi i trattamenti sanitari obbligatori. La Basaglia, poi, trascura la psichiatria infantile che va, invece, potenziata perché è intervenendo sul disagio dei più piccoli che si prevengono patologie maggiori».

E a chi accusa il suo progetto di riforma di voler regalare ai privati il business della gestione dei servizi, l'esponente di Forza Italia replica così: «Oggi di fatto le strutture pubbliche non garantiscono i servizi essenziali e i privati suppliscono in modo non sempre trasparente. Codificare nella legge le modalità di interazione tra pubblico e privato è un modo per fare chiarezza».

Quanto ai presunti "dissapori" con il sottosegretario Guidi e con esponenti di An, la Burani Procaccini assicura: «Il ministro della Salute, Sirchia, si è impegnato in prima persona per l'integrazione della vecchia legge 180 e proprio in questi giorni ha convocato un tavolo di coordinamento tra Governo e parlamentari per mettere a punto una strategia per dare vita alla riforma, nel rispetto delle competenze delle Regioni».

Chiara Bannella

Un integrazione della 180/1978, potenziando il territorio

Sono tanti i difensori della legge 180. Politici di tutte le bandiere, operatori, malati e familiari. Uno schieramento trasversale che, con sfumature diverse, ritiene la "Basaglia" un atto di civiltà che va attuato e, semmai, integrato.

Per il sottosegretario alla Salute, Antonio Guidi, che presiede l'Osservatorio sulla salute mentale del ministero, «occorre mantenere lo spirito della "180", una legge unica al mondo». Guidi sottolinea la necessità di integrarla per soddisfare le nuove esigenze di cura: in primis, depressione e disturbi dell'infanzia e dell'età evolutiva. «Il trattamento sanitario obbligatorio - precisa il sottosegretario - riguarda il 4-5% di tutti i ricoveri. Non è l'argomento prioritario. Occorre piuttosto combattere la cronicità occulta e migliorare la qualità dei servizi».

Un cammino già intrapreso con la riforma del Titolo V della Costituzione, che «sta dando indicazioni forti per l'istituzione di servizi di prossimità, volti all'ascolto competente delle problematiche del territorio». Quanto alle proposte di legge all'esame della commissione Affari sociali della Camera, il sottosegretario confida in un confronto ampio e «nel rispetto dei ruoli con l'Osservatorio, che sta predisponendo il secondo Progetto obiettivo». «Non devono stravolgere - sottolinea - quanto si è già realizzato».

Sul testo base che la deputata di Forza Italia ha proposto di adottare in commissione, la maggioranza non è compatta. Alleanza nazionale presenterà i suoi rilievi il 18 dicembre in conferenza stampa. «Non siamo d'accordo - afferma Giulio Conti (An) - sul fatto che i sindaci e i medici di famiglia siano tagliati fuori dalla decisione sull'eventuale ricorso al Tso, che non può essere rinnovabile all'infinito. Lo psichiatra competente deve essere un medico del Ssn. E la prevenzione è molto trascurata».

L'opposizione attacca. Per Marida Bolognesi (Ds), il testo base proposto è «pericoloso, inutile e dubbio dal punto di vista costituzionale», mentre si dovrebbe lavorare «per potenziare la rete sul territorio». Paolo Cento (Verdi), firmatario di un'altra Pdl sul tema, parla di «controriforma che annulla le importanti novità della 180». E Luana Zanella (Verdi) rileva il rischio che invada competenze regionali.

Un pericolo ventilato anche dalla Società italiana di psichiatria. «Siamo pronti a collaborare - afferma il presidente, Carmine Munizza - a progetti che integrino la 180 senza stravolgerne i princìpi. Non possiamo condividere una proposta che si concentra sulla potenziale pericolosità di poche e specifiche condizioni patologiche. Non vogliamo essere ricacciati nel ruolo di controllori della "follia"». Dello stesso avviso, Psichiatria democratica, che ha lanciato una raccolta di firme contro la Pdl Burani-Procaccini.

E il presidente dell'Unasam (l'unione delle associazioni per la salute mentale), Ernesto Muggia, denuncia: «Non si capisce perché si chieda una riforma della 180. Da un lato c'è pura demagogia. Dall'altro c'è una spinta alla privatizzazione e ai "letti d'oro". Mentre il vero problema è far diventare cogente il Progetto obiettivo, sostenendo le famiglie e rafforzando le agenzie territoriali».

 

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