Fonte:        24Ore Business                                          

Spesa farmaceutica: nel 2002 inversione di tendenza

Si attesterà tra 1,9 e 2,1 mld di euro nel 2002 lo sfondamento della spesa farmaceutica pubblica rispetto al tetto programmato di 9,6 mld. Ma bastano solo tre Regioni - Sicilia, Lazio e Campania nell'ordine - a determinare il 52,49% del deficit totale. Le prime dieci, poi, accumulano l'88,7% del buco nei conti 2002. Come dire che l'Italia della pillola di Stato, a dispetto di mille promesse di severità, ha il vestito d'Arlecchino.

Arrivano dal Dipartimento farmaci della Salute le ultimissime e più aggiornate stime sull'andamento della spesa farmaceutica per l'esercizio finanziario in corso. Un anno, il 2002 (ma anche gli ultimi mesi del 2001), caratterizzato per l'assistenza farmaceutica da ripetuti tagli al settore e da manovre fatte di ticket, addizionali e tasse sulla benzina. Interventi che stanno per avere una coda con la Finanziaria 2003 e col prossimo varo del nuovo «Prontuario» che taglierà ancora i listini in omaggio al criterio del costo/efficacia.

Spesa in altalena. L'incidenza media nazionale della farmaceutica sulla spesa sanitaria complessiva sarà del 15,85 per cento. Un risultato che si presta a diverse considerazioni, non sempre negative. Anzitutto si conferma una netta inversione di tendenza rispetto al 2001, che fece segnare una crescita boom del 33% sul 2000: nel 2002 si stima una «crescita zero», con un risultato finale tra 11,6 e 11,8 mld di euro (contro gli 11,6 mld di euro del 2001). Di più: cala l'incidenza percentuale della farmaceutica sui conti sanitari totali (dal 16,2 al 15,8%), pur restando sensibile la differenza tra il tetto del 13% e la spesa poi realmente sostenuta. Il buco, appunto.

Un buco che non vede però responsabili tutte le Regioni. O, quanto meno, non le vede tutte allo stesso modo responsabili. Sicilia (in rosso per 430 mln, il 20,1% del deficit totale), Lazio (375 mln, pari al 17,5%) e Campania (318 mln, pari al 14,8%) sono le ultime della classe, che abbiano o meno applicato i ticket sui farmaci (in Sicilia e Lazio sono "rinati", in Campania no). Ed ecco poi nella lista nera delle dieci Regioni meno risparmiose anche Puglia (9,21% del deficit totale), Lombardia (7,88%), Calabria (6,25%), Sardegna (3,99%), Abruzzo (3,35%), Marche (2,90%), Liguria (2,67%).

La graduatoria nazionale vede nove Regioni con un'incidenza di spesa sopra la media nazionale. E un drappello di governatori che sono riusciti a stare di poco sopra le assegnazioni: Piemonte e Veneto (+0,41% sul tetto), Friuli (+0,54%), Emilia Romagna (+0,93%) e Toscana (+1,12%). Ma va registrato anche un miracolo: quello del Trentino, che addirittura è riuscito a risparmiare 4 mln di euro, con una spesa che è risultata dello 0,18% inferiore al budget previsto.

Le previsioni 2003. Il 2003 intanto preannuncia conti in nero. Le stime del Dipartimento dei farmaci del ministero della Salute prevedono infatti una sostanziale tenuta della spesa rispetto al tetto di 10,1 mld di euro: la spesa dovrebbe attestarsi a quota 12 mld, ma sarà frenata dai tagli in cantiere per 1,53 mld di euro tra sconti alle farmacie (35 mln), riduzione prezzi del 7% (420 mln), delisting (282 mln), rafforzamento delle «Note Cuf» (110 mln), effetto dei generici (400 mln) e infine ristrutturazione del Prontuario (285 mln). Sempreché intanto le Regioni non intensifichino le manovre locali, come ha appena fatto tra le polemiche la Lombardia con la rinascita del superticket da 2 euro per ogni scatoletta di farmaci acquistata dagli assistiti


 

Fimmg Sezione Web di Taranto  Messo in rete  13.12.2002   -   Torna a news