Fonte:        24Ore Business                                          

Ticket sui farmaci, la "cura" per la spesa

Risparmiare sulla spesa farmaceutica e rispettare il «tetto» del 13% che fa tremare i bilanci delle Asl? Un gioco da ragazzi, se tutti i governatori avessero avuto il coraggio (politico) di rispolverare per tutto il 2002 il ticket per singola scatoletta di medicinali.

Il risparmio sarebbe stato di 2,1mld ? e l'asticella del «tetto» sarebbe scesa al 12,9% della spesa sanitaria totale. Senza troppe rincorse a delisting e ad altre manovre locali che si sono rivelate più o meno estemporanee. Anche il ticket sulla ricetta, là dove è rispuntato, non è stato affatto "risparmioso" per le asfittiche casse delle aziende sanitarie: fa scendere la spesa appena dell'1,2 per cento. Briciole, al cospetto del 17,8% di risparmio che avrebbe garantito il ticket sulle confezioni di farmaci.

Da anni sulla graticola, e solo negli ultimi 16 mesi oggetto di almeno quattro manovre di contenimento della spesa, i conti della farmaceutica pubblica sembrano essere la prima ragion d'essere dei bilanci sanitari che non tornano. Se ne sta occupando proprio in queste ore il Parlamento con la Finanziaria 2003, che riserva ai prezzi una sforbiciata del 7 per cento.

E in gennaio entrerà in gioco il nuovo «Prontuario» con l'allineamento dei prezzi dei farmaci in base al principio costo/efficacia e un'altro taglio ai listini. Le manovre realizzate dalle Regioni nell'ultimo anno in omaggio al patto di stabilità col Governo dell'8 agosto 2001, sono intanto sotto check. Manovre le più disparate, e più o meno efficaci. Dunque, tutte da valutare. Come ha fatto la Kpmg Consulting che in uno studio realizzato per «Il Sole-24 Ore Sanità» in collaborazione con Federfarma (farmacie private), ha stilato la graduatoria d'efficacia dei tentativi messi in campo dalle Regioni per contenere la spesa di settore.

Un'analisi a tutto campo che salva il ticket a confezione e boccia tutti gli altri menu. A partire dal ticket sulla ricetta che - introdotto da solo - è stato un vero fallimento: per aggirarlo basta trovare medici disponibili a scrivere meno ricette con più farmaci. Ma anche per il delisting (cioè il far pagare una serie di medicine non essenziali, peraltro ormai prepensionato con la riforma del Prontuario) è stata una dèbacle: se ne sono avvantaggiate solo le Regioni che registrano alti consumi di farmaci "delistabili" e se fosse stato scelto in massa dai governi locali avrebbe garantito solo fino a un 5,4% di risparmio.

Un risultato solo leggermente superiore lo dà il limite alle pluriprescrizioni per ricetta: da solo determina un 6% di risparmio. Il perché è facilmente intuibile, sottolinea lo studio di Kpmg: i medici disponibili prescrivono di più, e i pazienti fanno il pieno di prodotti. In altre parole, la limitazione delle pluriprescrizioni funziona solo se brutalmente abbinato al ticket ricetta: ne sa qualcosa il Lazio che in due mesi di applicazione simultanea delle due manovre ha registrato una diminuzione della spesa del 13,4 per cento.

A fare le spese del mix, però, è proprio chi ha frequentemente e continuativamente bisogno di terapie, ovvero i malati cronici. Certo, la manovra "bilanciata" e quella "ideale" non sono state ancora inventate, conclude lo studio. E, prese singolarmente, le manovre locali a maggiore impatto sono quelle che incidono esclusivamente sul medico o sul paziente. Per questo il ticket a confezione potrebbe rappresentare la scelta vincente già dal 2003. Anche perché consentirebbe di rendere di nuovo uguali i cittadini davanti alle cure. Coraggio politico permettendo.
(2 dicembre 2002)
 

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